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Quando le chiacchiere stanno a ZERO

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Ieri sera a Ferrara, nel primo incontro della serie "i caffè delle scienze" organizzato dall'Università, ho parteciapato ad una vivace discussione dal titolo "Serve ancora la Costituzione?"
Il Relatore della serata, l'insigne professor Roberto Bin, spiegava come la longevità della nostra Carta Costituzionale e la maestria dei suoi redattori (mai abbastanza saranno gli elogi levati ai Padri Costituenti) ha fatto sì che il testo della Costituzione così come noi lo possiamo leggere oggi si presenta quantomai vivo e vitale nel tracciare la rotta della nostra convivenza sociale.
Alla domanda di cui al titolo della serata, Roberto Bin fa seguire un sottotitolo quantomai allusivo "L'operaio inetto incolpa lo strumento guasto".
Lo strumento guasto, nell'efficace e semprevalida metafora (con cui la madre impartiva le prime lezioni al giovane Bin), è proprio la nostra Costituzione.. accusata da quell'operaio inetto (leggi: sistema politico) di essere la causa del suo cattivo lavoro.
Di leggi costituzionale in questi 60 anni, in realtà, se ne sono fatte molte.. il più delle volte sbagliate o assolutamente inutili e inefficaci.
 
Parlare di riforme costituzionali è necessario o è un diversivo per non parlare di altre cose che non funzionano nelle nostre istituzioni?
Il Prof. Bin fa un esempio caldo: FEDERALISMO.
Secondo lui, e molti altri esperti della materia, il vero federalismo si chiama principio di responsabilità. Immediato l'esempio di Catania.
"Se il bilancio di Catania presenta un buco di 140 milioni di euro, vera responsabilità e quindi vero federalismo sarebbe che i 140 milioni se li accollassero i cittadini di Catania.. così imparerebbero la lezione e la prossima volta ci penserebbero due volte nell'eleggere i loro amministratori".

per la cronaca la Catania del buco era amministrata dal medico personale del Cavalier Silvio Berlusconi, Umberto Scapagnini (ora deputato nele liste Pdl). Quei 140 milioni li ha ripianati lo Stato, Regioni leghiste del Nord incluse.