L'IDENTITA' DEL PARTITO DEMOCRATICO II
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Sono nuovamente a scrivere sull’identità del PD. Perché? Non vorrei che la domanda importante sulla vera natura del nuovo partito democratico fosse stata troppo presto archiviata. Vorrei che la passione politica di chi legge non fosse solo impegnata in se pur importanti analisi storico-politiche, ma si guardasse un po’ anche dentro; non sia mai che allora sorgesse veramente qualche nuova grande passione politica. Parlavamo (4 maggio) della forte spinta alienante alla quale siamo un po’ tutti sottoposti dai mezzi di comunicazione di massa e da certa cultura troppo interessata a stupire piuttosto che a far riflettere. Parlavamo del fenomeno della “frammentazione dell’io” nelle attuali società post-industriali e post-moderne, conseguente a quella spinta alienante, e dell’aumento preoccupante della burocratizzazione. Rispondendo a Ugo Retis, che parlava del nostro pragmatismo, affermavamo che è la passione politica autentica il vero problema, per una politica rinnovata. Dicevamo: “io cerco il politico che è capace di un ‘progetto politico’, capace di far comprendere, senza essere demagogico (o peggio subliminale), il suo progetto a quella parte di persone, non a tutti, che possono comprenderlo e approvarlo. Chiedo il coraggio di pensare ‘l'esclusione’ di una parte, tra la massa, di persone che non sanno ‘dialogare’”. Commentando l’intervento di Claudio Rizzato all’assemblea provinciale del 17 maggio, esprimevamo una convinzione: cioè, che il motivo della sconfitta politica della sinistra italiana alle ultime elezioni e dell’incomprensione del suo messaggio politico, potrebbe essere quello del suo scarso pragmatismo. Il correntismo, che è quanto di più pragmatico vi sia nella lotta politica all’interno di un partito, sostenuto da D’Alema e Bersani, potrebbe essere positivo, ma nella unità di intenti, però, nell’unità di valori e progetti; in modo molto pragmatico. Ma se la critica al pragmatismo è quella di “spregiudicatezza”, è perché sentiamo in noi la negatività di questo atteggiamento; lo riconosciamo nella parte avversa, ma fa parte anche di noi. Non necessariamente il pragmatismo vuol dire “spregiudicatezza” nel senso deteriore del termine: anche per essere onesti e coerenti con se stessi occorre “spregiudicatezza” (quella buona!). Rispondendo a Paola e Alessandro, parlando di Politico e Unicità, dicevamo di essere d’accordo con chi sostiene l’importanza di pensare un bene comune e di sostenere il valore della diversità. Ma che non è la politica spregiudicata, sono i politici che la fanno ad esserlo. E perché in genere “Il politico!” è spregiudicato? 1. Perché deve perseguire il bene comune nonostante tutto; 2. Perché deve convincere gli altri che il bene comune che lui stesso dice si debba perseguire, è proprio il bene comune; 3. Perché deve mediare, in maniera vincente, con la concorrenza di altri politici che perseguono altri beni comuni (diversamente ci troveremmo in una cosiddetta “Dittatura”); 4. Perché, alla fine, deve mediare tra il mondo della “Lotta politica” e il mondo della società civile perché quel “suo” bene comune trovi realizzazione. Intervenendo a commento della lettera di Andrea Vezzaro sull’articolo di famiglia cristiana sul problema della questione cattolica all’interno del PD, sostenevo innazittutto che la dottrina della chiesa cerca di arginare il processo di deriva che il fenomeno di alienazione progressiva, all’interno dell’individuo come della società, porta con sé; poi che la questione cattolica ritorna perché se a livello individuale può essere lasciata alla libertà di coscienza, all’angoscioso ambito del senso della vita e del problema della fede, è a livello politico che diventa motivo di disputa rilevante socialmente; non è solo questione dei giochi di potere della gerarchia ecclesiastica, ma è un problema di leggi dello stato. Infatti i problemi eticamente rilevanti non sono solo questione di coscienza e scelta personale, sono anche un problema di leggi dello stato. Rispondendo a Marco Batt. dicevamo che c’è un motivo per il quale il parricidio, di cui parlava Veltroni, è spesso mancato, cioè per il fatto che con il padre muore anche il figlio che diventa a sua volta padre dispotico. Da questa logica pare che l’uomo non riesca ad uscire. In conclusione il carnefice è anche vittima del suo stesso delitto. Parlare dell’Identità di una realtà politica vuol dire parlare dell’effetto di uno sforzo, a volte prodigioso e pacifico, a volte demoralizzante e violento, che ognuno di noi deve cercare di compiere, senza la pretesa di raggiungerla definitivamente questa identità. Essa è sempre da raggiungersi. Essa è un compito. Il “giovane”, nella dinamica di questo sforzo, è ciò che deve minare l’ortodossia, la tradizione, la sclerosi del sistema, la burocrazia degli organi di partito, che sono lo specchio della sclerosi burocratica della società. Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi. Ma il giovane deve portare anche la sua competenza, la sua onestà, la sua pulizia, la sua capacità di discutere, mettendosi in gioco, mettendosi in dubbio, offrendo nuove certezze, nuove verità in cui credere. La semplice protesta non basta. Quella che proponiamo per cercare l’identità del PD è una logica aperta, che abbia come compito l’identità dei suoi molteplici componenti più che dell’insieme generale di partito. Ci vuole una buona dose di pragmatismo (non solo ma anche spregiudicatezza). Ma anche di ottimismo. E’ l’ottimismo di chi crede che in qualche modo le cose possano cambiare per il semplice fatto che non possono, per loro natura, rimanere sempre le stesse. In questo senso dicevo che “Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi”. Vi sono dei problemi che per il loro “ordine” sono sempre gli stessi. Dunque è innegabile che la storia, per quanto riguarda la soluzione di molti ordini di problema, ha dato luogo a dei miglioramenti. E’ grazie all’opera di molti e piccoli “ottimisti” che questi miglioramenti sono stati possibili (e grazie anche a pochi grandi spiriti illuminati!). L’ottimista pragmatico dice: le cose vanno talmente male che non si può che andare verso il meglio! Ma l’ottica in base alla quale le cose possono andare verso il meglio è quella globale. Cioè: non dipende da me ma anche da me. E’ la logica del “ma anche” non del “solamente”. La soluzione dei problemi è sinfonica. |



a me piace un sacco
BISOGNA GUARDARE ALLA REALTA'
Ti ringrazio, Roberto, per le belle parole di approvazione del mio intervento. Bisogna, tuttavia, guardare in faccia la realtà. Allora ti dirò che mi rendo perfettamente conto anche dei limiti del mio dire. La mia intenzione era quella di invitare alla riflessione; ma questa stessa riflessione può essere anche un ostacolo al fare politica, e questo a motivo della s-pregiudicatezza che chi fa politica spesso ha, senza magari rendersene conto, e gli impedisce di farsi un bel esame di coscienza (la qual cosa, spesso, crea più problemi di quanti ne risolva nella persona)! Ma la s-pregiudicatezza vuol dire anche non avere pre-concetti, essere liberi di intraprendere vie nuove, adottare soluzioni nuove fin allora, magari, credute non percorribili. Ho letto la lettera che il PD di San Vito ha inviato a Veltroni; nel contesto della crisi economica in atto in tutto il pianeta, mi sento di dire che quello che non si vede dall’alto, dal luogo della dirigenza, lo si vede dal basso, il luogo del vivere quotidiano, alle prese, magari, con i pagamenti del mutuo! Cosa potrà mai dire Veltroni?! Fino a non molto tempo fa, lui stesso seguiva l’andazzo di certo berlusconismo. Inoltre, è inutile pretendere che un certo profeta indichi la terra promessa ad un popolo che per tante ragioni vuole andare in un certo tipo di terra promessa, che sa già quale dovrebbe essere prima che il profeta stesso lo dica. Del resto, mi dispiace dirlo, ma attualmente nel PD non vedo profeti. Qualcuno potrebbe pensare che i profeti vivano nel mondo dei sogni, altri capiscono che riescono a gettare il loro sguardo lontano, guardando in faccia la realtà, in primis quella che li riguarda da vicino. La mia speranza è che la base si muova, la base del partito, la base di coloro che votano sinistra, ma anche la base di certi sindacati (nella scuola, nella sanità, ecc. che ultimamente sono un po’ presi di mira), la base di certa politica che guarda ai problemi concreti delle persone senza agitare certi spauracchi di pericoli di autoritarismo o altro, quando il problema, se mai, è quello di una certa incoscienza, di una certa mancanza di cultura e di senso critico da parte di un mondo che guarda un po’ troppo al suo egoistico interesse, senza partecipare di ciò che ci accumuna in vista di un mondo più vivibile. Cercando di vedere le cose dal basso, spesso si capiscono cosa che dall’alto, da Roma, non sono chiaramente comprensibili. Sono un po’ disilluso dalle soluzioni calate dall’alto; ma certo non si può fare un referendum popolare per decidere su ogni cosa. Alla prossima.
Luca Maffiotti.
La realtà però...sarebbe bello capirla
LA REALTA'
Vorrei dire poche parole. Innanzitutto che tu, Roberto, sembri animato da una autentica passione politica, che ti porta, invece che a ridere o a piangere di certa politica nostrana, ad imbufalirti addirittura. Questo vuol dire che vivi intensamente le problematiche che riguardano il vivere civile della politica, quel suo rapporto, che dovrebbe essere scontato, con i problemi delle persone; per fare questo, chi pretende di risolvere questi problemi che riguardano tutti, dovrebbe avere le adeguate competenze. Purtroppo la politica si dimostra spesso soltanto litigiosa e autoreferenziale a se stessa, cioè lontana dagli interessi delle persone, che si accorgono che c’è la politica quando capita qualche elezione o qualche strampalata riforma (e non si sa se per ridere, piangere o imbufalirsi!). Tuttavia, anche se la mia competenza politica (notasi la parola competenza) è, per mia stessa ammissione, piuttosto scarsa, io rivendico il diritto di poter discutere, invitare alla riflessione, per come ne sono capace, cercando di essere obiettivo almeno con me stesso. Non pretendo una assoluta coerenza da parte dei politici, perché una assoluta coerenza con me stesso non consentirebbe di vivere nel nostro tipo di società nemmeno a me. Per me una promessa è una promessa, e su certi valori non transigo; ma, se fossi un politico, mi chiedo, riuscirei a mantenere questa coerenza? A quali costi? Con l’attuale sistema elettorale, ad esempio, sarei visibile dalle persone che, bontà loro, mi seguissero in una eventuale campagna elettorale?, o dovrei, piuttosto, essere gradito al partito?, e quindi, in un certo senso, seguire la prassi di certa contrattazione del tipo do ut des?, il compromesso per la carriera, per vincere le elezioni, per convincere le persone di ciò che, magari, so benissimo che sarà difficilmente realizzabile? Certo, in base al principio della rappresentanza, chi viene eletto governa, o almeno partecipa a governare, ciascuno nella sua dimensione, dai comuni al parlamento. Sarà alla prova dei fatti che l’eletto si dimostrerà competente o meno. La miglior scienza di questo mondo potrebbe non essere in grado di governare bene, per la sua mancanza di competenza politica. Viceversa, una grande competenza politica potrebbe portare la persona che la possiede più a fare il commentatore politico, il consulente, che il politico.
Quanto ai mutui, chi ne possiede uno ed è in difficoltà nel pagarlo a causa delle congiunture economiche dell’andamento dell’economia, in che senso non sarebbe, in un certo senso, un poverino? Perché i tassi prima e i tassi dopo?, fatto sta che uno non arriva più alla fine del mese. Certo ci sono formiche sfortunate (i veri poverini), e le cicale sfortunate (poverine anche loro in una certa misura).
Quanto al nucleare c’è stato un referendum che poneva un quesito al quale, a mio giudizio, la maggioranza degli italiani non aveva, come non ha, le adeguate competenze per rispondere. Questo ha significato, anche, la perdita delle dovute competenze e della tecnologia da parte del mondo della ricerca scientifica. Secondo me, non è soltanto questione di soldi e di tempo, ma anche di proiezione nell’avvenire. Come sarà l’avvenire? Certo continuiamo a non sprecare inutilmente energia, acqua, cibo, ecc, e a differenziare i rifiuti…la realtà? Certo, comincia da me ad essere la realtà che riguarda tutti!
Luca Maffiotti.
su mutui e nucleare
SENZA TITOLO!
Mi dispiace ma questo modo di porre le questioni spinose e scomode, tutt'altro che facili e comode, del nucleare e dei mutui primo non mi piace e secondo mi sembra che non guardi alla realtà. Dire no al nucleare e per principio sbagliato per una serie di motivi, non ultimo il fatto che di centrali nucleari che ci riforniscono siamo già circondati, a pochi chilometri dai nostri confini...e perchè non si sa cosa ci riserverà il futuro, l'avvenire. Ci sono molti altri sistemi alternativi che però penso non potranno fornire quantitativi massivi di energia, quante ne serve, ad esempio, per tenere solo accesa la rete e tutto il resto. Il si significa: facciamo prima di tutto ricerca scientifica! Dire no è retrogado. Quanto ai mutui tu Roberto la fai facile a dire è brutale però...Bisogna trovarsi nella situazioni di dover contrarre un mutuo, ad esempio. Ci sono, come dicevo, le formiche e le cicale. Invece questo sistema economico non guarda in faccia proprio nessuno!
Luca Maffiotti.