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L'IDENTITA' DEL PARTITO DEMOCRATICO II

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Sono nuovamente a scrivere sull’identità del PD. Perché? Non vorrei che la domanda importante sulla vera natura del nuovo partito democratico fosse stata troppo presto archiviata. Vorrei che la passione politica di chi legge non fosse solo impegnata in se pur importanti analisi storico-politiche, ma si guardasse un po’ anche dentro; non sia mai che allora sorgesse veramente qualche nuova grande passione politica.

Parlavamo (4 maggio) della forte spinta alienante alla quale siamo un po’ tutti sottoposti dai mezzi di comunicazione di massa e da certa cultura troppo interessata a stupire piuttosto che a far riflettere. Parlavamo del fenomeno della “frammentazione dell’io” nelle attuali società post-industriali e post-moderne, conseguente a quella spinta alienante, e dell’aumento preoccupante della burocratizzazione.
Parlavamo dell’esigenza sentita da molti del “ricambio” politico, del sentire come propriamente inaccettabile l’interesse di casta, e del percepire come un pericolo ogni lobby di potere, contraria alla logica del regime democratico.
In questo senso il partito democratico dovrebbe assumersi il grande compito di opporsi consapevolmente alla deriva sclerotica della mancanza di ricambio politico, dell’interesse di casta, delle lobby di potere, della eccessiva burocratizzazione della società italiana. Dovrebbe difendere l’idealità di valori in cui le persone possano riconoscersi, come la giustizia sociale, la solidarietà, la equa redistribuzione del reddito, la competenza e l’efficienza degli amministratori e della macchina amministrativa, e difendere insieme l’interesse di determinate parti “economiche” (quali tra: lavoratori dipendenti, liberi professionisti, industriali, artigiani, commercianti, agricoltori?).

Rispondendo a Ugo Retis, che parlava del nostro pragmatismo, affermavamo che è la passione politica autentica il vero problema, per una politica rinnovata. Dicevamo: “io cerco il politico che è capace di un ‘progetto politico’, capace di far comprendere, senza essere demagogico (o peggio subliminale), il suo progetto a quella parte di persone, non a tutti, che possono comprenderlo e approvarlo. Chiedo il coraggio di pensare ‘l'esclusione’ di una parte, tra la massa, di persone che non sanno ‘dialogare’”.

Commentando l’intervento di Claudio Rizzato all’assemblea provinciale del 17 maggio, esprimevamo una convinzione: cioè, che il motivo della sconfitta politica della sinistra italiana alle ultime elezioni e dell’incomprensione del suo messaggio politico, potrebbe essere quello del suo scarso pragmatismo. Il correntismo, che è quanto di più pragmatico vi sia nella lotta politica all’interno di un partito, sostenuto da D’Alema e Bersani, potrebbe essere positivo, ma nella unità di intenti, però, nell’unità di valori e progetti; in modo molto pragmatico. Ma se la critica al pragmatismo è quella di “spregiudicatezza”, è perché sentiamo in noi la negatività di questo atteggiamento; lo riconosciamo nella parte avversa, ma fa parte anche di noi. Non necessariamente il pragmatismo vuol dire “spregiudicatezza” nel senso deteriore del termine: anche per essere onesti e coerenti con se stessi occorre “spregiudicatezza” (quella buona!).

Rispondendo a Paola e Alessandro, parlando di Politico e Unicità, dicevamo di essere d’accordo con chi sostiene l’importanza di pensare un bene comune e di sostenere il valore della diversità. Ma che non è la politica spregiudicata, sono i politici che la fanno ad esserlo. E perché in genere “Il politico!” è spregiudicato? 1. Perché deve perseguire il bene comune nonostante tutto; 2. Perché deve convincere gli altri che il bene comune che lui stesso dice si debba perseguire, è proprio il bene comune; 3. Perché deve mediare, in maniera vincente, con la concorrenza di altri politici che perseguono altri beni comuni (diversamente ci troveremmo in una cosiddetta “Dittatura”); 4. Perché, alla fine, deve mediare tra il mondo della “Lotta politica” e il mondo della società civile perché quel “suo” bene comune trovi realizzazione.
Per Alessandro il bene comune sarebbe unico per i diversi soggetti politici, se essi sono buoni; casomai sono le strade per perseguirlo molteplici! Ma pensando ad una molteplicità di beni comuni, come la pace, oppure il lavoro, oppure la redistribuzione del reddito, oppure la solidarietà, oppure la giustizia sociale, constatavamo che ogni parte politica, per differenziarsi, avrà di mira magari gli stessi beni comuni (al plurale), ma avrà un altro metodo per perseguirli…appunto un altro “programma politico di governo”!!! Il problema della Dittatura potrebbe essere risolto convincendoci che: 1. Sembrano esserci sempre una molteplicità di beni comuni; 2. Deve esserci sempre una molteplicità di soggetti politici; 3. Deve esserci sempre una molteplicità di modi di espressione degli stessi beni comuni; 4. Può esserci una molteplicità di metodi per perseguire quei beni comuni. Ma poi chi stabilisce chi è un buon politico, e chi non lo è? Questo qualcuno presumo sia sempre una molteplicità. Tale molteplicità, dicevo, rispecchia la frammentazione dell’io, tipico delle società post-moderne. Lo stesso fatto che si può essere posti su due fronti differenti, pro e contro l’unicità del bene comune, pro e contro l’idea che esista un’unica società di riferimento, sta ad indicare che è la possibilità della molteplicità quella che ci consente di pensare liberamente in un regime democratico.

Intervenendo a commento della lettera di Andrea Vezzaro sull’articolo di famiglia cristiana sul problema della questione cattolica all’interno del PD, sostenevo innazittutto che la dottrina della chiesa cerca di arginare il processo di deriva che il fenomeno di alienazione progressiva, all’interno dell’individuo come della società, porta con sé; poi che la questione cattolica ritorna perché se a livello individuale può essere lasciata alla libertà di coscienza, all’angoscioso ambito del senso della vita e del problema della fede, è a livello politico che diventa motivo di disputa rilevante socialmente; non è solo questione dei giochi di potere della gerarchia ecclesiastica, ma è un problema di leggi dello stato. Infatti i problemi eticamente rilevanti non sono solo questione di coscienza e scelta personale, sono anche un problema di leggi dello stato.

Rispondendo a Marco Batt. dicevamo che c’è un motivo per il quale il parricidio, di cui parlava Veltroni, è spesso mancato, cioè per il fatto che con il padre muore anche il figlio che diventa a sua volta padre dispotico. Da questa logica pare che l’uomo non riesca ad uscire. In conclusione il carnefice è anche vittima del suo stesso delitto. Parlare dell’Identità di una realtà politica vuol dire parlare dell’effetto di uno sforzo, a volte prodigioso e pacifico, a volte demoralizzante e violento, che ognuno di noi deve cercare di compiere, senza la pretesa di raggiungerla definitivamente questa identità. Essa è sempre da raggiungersi. Essa è un compito. Il “giovane”, nella dinamica di questo sforzo, è ciò che deve minare l’ortodossia, la tradizione, la sclerosi del sistema, la burocrazia degli organi di partito, che sono lo specchio della sclerosi burocratica della società. Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi. Ma il giovane deve portare anche la sua competenza, la sua onestà, la sua pulizia, la sua capacità di discutere, mettendosi in gioco, mettendosi in dubbio, offrendo nuove certezze, nuove verità in cui credere. La semplice protesta non basta. Quella che proponiamo per cercare l’identità del PD è una logica aperta, che abbia come compito l’identità dei suoi molteplici componenti più che dell’insieme generale di partito. Ci vuole una buona dose di pragmatismo (non solo ma anche spregiudicatezza). Ma anche di ottimismo. E’ l’ottimismo di chi crede che in qualche modo le cose possano cambiare per il semplice fatto che non possono, per loro natura, rimanere sempre le stesse. In questo senso dicevo che “Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi”. Vi sono dei problemi che per il loro “ordine” sono sempre gli stessi. Dunque è innegabile che la storia, per quanto riguarda la soluzione di molti ordini di problema, ha dato luogo a dei miglioramenti. E’ grazie all’opera di molti e piccoli “ottimisti” che questi miglioramenti sono stati possibili (e grazie anche a pochi grandi spiriti illuminati!). L’ottimista pragmatico dice: le cose vanno talmente male che non si può che andare verso il meglio! Ma l’ottica in base alla quale le cose possono andare verso il meglio è quella globale. Cioè: non dipende da me ma anche da me. E’ la logica del “ma anche” non del “solamente”. La soluzione dei problemi è sinfonica.
Buon lavoro ragazzi!!!

a me piace un sacco

A me piacciono un sacco i tuoi post, perchè mi scavano: noi in effetti stiamo qui a fare la politica dell'ora e subito. Tu arrivi con questi post e riscopri in me le domande interiori su "come" far politica. Risponderti nel merito è davvero complicato, ma colgo i tuoi post come un'occasione di riflessione ed è davvero bello che tu ti esprima in questo spazio, che nasce dal solo entusiasmo di pochi attivisti, ma che conta di dare agli altri strumenti veri e propri per poi fare politica locale: in questa chiave trovo i tuoi scritti davvero utili, benchè non immediati. Ogni tanto dovremo tutti fermarci e tornare a livelli un po' più elevati e generali, rimettere sugli occhi il grand'angolo del pensiero simil filosofico, di cui la politica è la principale forma applicata

BISOGNA GUARDARE ALLA REALTA'

Ti ringrazio, Roberto, per le belle parole di approvazione del mio intervento. Bisogna, tuttavia, guardare in faccia la realtà. Allora ti dirò che mi rendo perfettamente conto anche dei limiti del mio dire. La mia intenzione era quella di invitare alla riflessione; ma questa stessa riflessione può essere anche un ostacolo al fare politica, e questo a motivo della s-pregiudicatezza che chi fa politica spesso ha, senza magari rendersene conto, e gli impedisce di farsi un bel esame di coscienza (la qual cosa, spesso, crea più problemi di quanti ne risolva nella persona)! Ma la s-pregiudicatezza vuol dire anche non avere pre-concetti, essere liberi di intraprendere vie nuove, adottare soluzioni nuove fin allora, magari, credute non percorribili. Ho letto la lettera che il PD di San Vito ha inviato a Veltroni; nel contesto della crisi economica in atto in tutto il pianeta, mi sento di dire che quello che non si vede dall’alto, dal luogo della dirigenza, lo si vede dal basso, il luogo del vivere quotidiano, alle prese, magari, con i pagamenti del mutuo! Cosa potrà mai dire Veltroni?! Fino a non molto tempo fa, lui stesso seguiva l’andazzo di certo berlusconismo. Inoltre, è inutile pretendere che un certo profeta indichi la terra promessa ad un popolo che per tante ragioni vuole andare in un certo tipo di terra promessa, che sa già quale dovrebbe essere prima che il profeta stesso lo dica. Del resto, mi dispiace dirlo, ma attualmente nel PD non vedo profeti. Qualcuno potrebbe pensare che i profeti vivano nel mondo dei sogni, altri capiscono che riescono a gettare il loro sguardo lontano, guardando in faccia la realtà, in primis quella che li riguarda da vicino. La mia speranza è che la base si muova, la base del partito, la base di coloro che votano sinistra, ma anche la base di certi sindacati (nella scuola, nella sanità, ecc. che ultimamente sono un po’ presi di mira), la base di certa politica che guarda ai problemi concreti delle persone senza agitare certi spauracchi di pericoli di autoritarismo o altro, quando il problema, se mai, è quello di una certa incoscienza, di una certa mancanza di cultura e di senso critico da parte di un mondo che guarda un po’ troppo al suo egoistico interesse, senza partecipare di ciò che ci accumuna in vista di un mondo più vivibile. Cercando di vedere le cose dal basso, spesso si capiscono cosa che dall’alto, da Roma, non sono chiaramente comprensibili. Sono un po’ disilluso dalle soluzioni calate dall’alto; ma certo non si può fare un referendum popolare per decidere su ogni cosa. Alla prossima.
Luca Maffiotti.

La realtà però...sarebbe bello capirla

Vedi Luca, c'è una cosa che mi rende imbufalito sin da ottobre, forse fin da quando ascoltavo le prime parole di politica (per me vuol dire D'Alema-Fassino). Questa cosa è l'assenza del tema della competenza: c'è una cosa che accomuna i politici di destra e pd ex ds-dl (alcuni nuovi no) ed è l'INCOMPETENZA, cioè la NON COMPETENZA tecnica nelle questioni che si affrontano. Come può Realacci parlare di nucleare? Ha giudato legambiente, quindi ti dice "il nostro no è un no ideologico". Sai se per caso qualcuno avesse detto la verità cioè per fare una centrale nucleare servono circa 10 miliardi di euro e 12 anni negli USA, in Italia? Questo serve a fronteggiare la crisi energetica nell'immediato? La conseguenza più grave è che gli attivisti nel territorio parlano ai cittadini di cavolate perchè non sono COMPETENTI, come non lo sono io in quasi tutte le materie della politica. Come non lo sei tu: esempio mutui? lo sai perchè le rate crescono? perchè la gente ha scelto il tasso variabile anzichè il fisso. Le ragioni sono 2: -lo hanno contratto tanti anni fa e ci hanno guadagnato negli anni di tassi bassi + di quanto ci rimettano ora -quando i tassi erano bassi, il variabile era più basso del fisso e la gente è stata superficiale nella scelta (e comnunque esistono forme di assicurazione semplici e diffuse) quindi per favore smettiamola di parlare dei poverini che hanno la rata alta del mutuo (non per attaccarti, ma per farti capire che i politici alti ci inducono così in errore) Il punto è: spronando i nostri leader gli chiediamo di parlare di cose di cui non sanno assolutamente nulla e noi li seguiamo a dire cose stupide o almeno false. Per fare qualcosa di diverso dovremmo avere delle organizzazioni che studino i problemi, per dare a noi attivisti modo di parlarne con cognizione di causa ed affrontarli nelle amministrazioni e dare a loro, politici, modo di fare proposte serie, che risolvano i problemi. Non ricordo chi lo disse, ma "Ectoplasma legislativo" è davvero una buona espressione.

LA REALTA'

Vorrei dire poche parole. Innanzitutto che tu, Roberto, sembri animato da una autentica passione politica, che ti porta, invece che a ridere o a piangere di certa politica nostrana, ad imbufalirti addirittura. Questo vuol dire che vivi intensamente le problematiche che riguardano il vivere civile della politica, quel suo rapporto, che dovrebbe essere scontato, con i problemi delle persone; per fare questo, chi pretende di risolvere questi problemi che riguardano tutti, dovrebbe avere le adeguate competenze. Purtroppo la politica si dimostra spesso soltanto litigiosa e autoreferenziale a se stessa, cioè lontana dagli interessi delle persone, che si accorgono che c’è la politica quando capita qualche elezione o qualche strampalata riforma (e non si sa se per ridere, piangere o imbufalirsi!). Tuttavia, anche se la mia competenza politica (notasi la parola competenza) è, per mia stessa ammissione, piuttosto scarsa, io rivendico il diritto di poter discutere, invitare alla riflessione, per come ne sono capace, cercando di essere obiettivo almeno con me stesso. Non pretendo una assoluta coerenza da parte dei politici, perché una assoluta coerenza con me stesso non consentirebbe di vivere nel nostro tipo di società nemmeno a me. Per me una promessa è una promessa, e su certi valori non transigo; ma, se fossi un politico, mi chiedo, riuscirei a mantenere questa coerenza? A quali costi? Con l’attuale sistema elettorale, ad esempio, sarei visibile dalle persone che, bontà loro, mi seguissero in una eventuale campagna elettorale?, o dovrei, piuttosto, essere gradito al partito?, e quindi, in un certo senso, seguire la prassi di certa contrattazione del tipo do ut des?, il compromesso per la carriera, per vincere le elezioni, per convincere le persone di ciò che, magari, so benissimo che sarà difficilmente realizzabile? Certo, in base al principio della rappresentanza, chi viene eletto governa, o almeno partecipa a governare, ciascuno nella sua dimensione, dai comuni al parlamento. Sarà alla prova dei fatti che l’eletto si dimostrerà competente o meno. La miglior scienza di questo mondo potrebbe non essere in grado di governare bene, per la sua mancanza di competenza politica. Viceversa, una grande competenza politica potrebbe portare la persona che la possiede più a fare il commentatore politico, il consulente, che il politico.
Quanto ai mutui, chi ne possiede uno ed è in difficoltà nel pagarlo a causa delle congiunture economiche dell’andamento dell’economia, in che senso non sarebbe, in un certo senso, un poverino? Perché i tassi prima e i tassi dopo?, fatto sta che uno non arriva più alla fine del mese. Certo ci sono formiche sfortunate (i veri poverini), e le cicale sfortunate (poverine anche loro in una certa misura).
Quanto al nucleare c’è stato un referendum che poneva un quesito al quale, a mio giudizio, la maggioranza degli italiani non aveva, come non ha, le adeguate competenze per rispondere. Questo ha significato, anche, la perdita delle dovute competenze e della tecnologia da parte del mondo della ricerca scientifica. Secondo me, non è soltanto questione di soldi e di tempo, ma anche di proiezione nell’avvenire. Come sarà l’avvenire? Certo continuiamo a non sprecare inutilmente energia, acqua, cibo, ecc, e a differenziare i rifiuti…la realtà? Certo, comincia da me ad essere la realtà che riguarda tutti!
Luca Maffiotti.

su mutui e nucleare

nucleare: Il bombardamento di disinformazione a cui siamo sottoposti non può che erodere la coscienza comune al riguardo e gli indiscutibili progressi fatti dalla fisica e dall'ingegneria impongono pesanti riflessioni sulle motivazioni ideologico-ambientali che portano al NO al nucleare (intendiamoci, dico riflettere, non cambiare idea). Se il dibattito è "necessità oggettiva" contro "opposizione ideologica", risulta palesemente sbilanciato e pericoloso. Allora io dico: proviamo a metterlo in 2° piano e a ragionare sulle argomentazioni dei favorevoli, hanno senso? Allora ragiono su tempi e soldi e dico NO, non c'è ragione di riprendere la strada del nucleare. Contrasto necessità e soldi con necessità e soldi. X tempi e soldi non ha senso il nucleare, rimetto in pari il dibattito senza usare argomentazioni deboli o di difficile conferma come i rischi ambientali. Mi pare una strada efficace e che toglie di mezzo i dubbi. mutui: Non possiamo farci carico dei problemi di tutti. Chi è più lecito difendere? Chi è soffocato da un'inflazione sul pane e la pasta o chi ha contratto mutui senza cognizione di causa? Certo, a difendere i mutui non dai fastidio a nessuno e hai grande visibilità, ma è giusto? Tecnicamente 2 anni fa i tassi erano molto bassi ed era ovvio che sarebbero saliti, quindi i tassi variabili erano inferiori ai fissi e permettevano prestiti più conspicui. Ma si sa che se devo fare un mutuo a 25 anni a tasso variabile prendo il rischio che i tassi salgano(certo non come ora, ma so che è un rischio e posso fare un'assicurazione). Se sono un'operaio e so che il 60% del mio stipendio va nella rata del mutuo avendo i tassi più bassi degli ultimi 20 anni, posso prendermi questo rischio? E' brutale, lo so, ma il mio partito su questo fa disinformazione e questo mi rode

SENZA TITOLO!

Mi dispiace ma questo modo di porre le questioni spinose e scomode, tutt'altro che facili e comode, del nucleare e dei mutui primo non mi piace e secondo mi sembra che non guardi alla realtà. Dire no al nucleare e per principio sbagliato per una serie di motivi, non ultimo il fatto che di centrali nucleari che ci riforniscono siamo già circondati, a pochi chilometri dai nostri confini...e perchè non si sa cosa ci riserverà il futuro, l'avvenire. Ci sono molti altri sistemi alternativi che però penso non potranno fornire quantitativi massivi di energia, quante ne serve, ad esempio, per tenere solo accesa la rete e tutto il resto. Il si significa: facciamo prima di tutto ricerca scientifica! Dire no è retrogado. Quanto ai mutui tu Roberto la fai facile a dire è brutale però...Bisogna trovarsi nella situazioni di dover contrarre un mutuo, ad esempio. Ci sono, come dicevo, le formiche e le cicale. Invece questo sistema economico non guarda in faccia proprio nessuno!
Luca Maffiotti.