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DIALOGO INTERCULTURALE O SCONTRO DI CIVILTA'

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Vorrei intervenire in questa sede per riferire di una interessante conferenza che il professor Michele Di Cintio ha tenuto presso Palazzo Toaldi Capra di Schio il 23 e il 30 ottobre.
Vorrei dire solo poche cose, pensando di non dover presentare il prof. Di Cintio, perché troppo noto.
1. "Dialogo interculturale o scontro di civiltà" (Giovedi 23 ottobre 2008)
In apertura egli fa riferimento alla periodizzazione del ‘900 di Eric J. Hobsbawm (Il secolo breve, 1914/1991, RCS Libri 1997, p. 709), il quale pensa che l’età cominciata con la crisi petrolifera del 1973 fino ai nostri giorni, sia l’età della crisi (Ivi, La frana, pp. 471-675). Nel contesto di un discorso molto complesso e ricco di riferimenti bibliografici, Di Cintio pensa che in questa epoca di crisi si sia verificato un fenomeno importante: i fenomeni storici hanno dimostrato primo che l’economia condizionata dalla politica porta a disastri (pianificazione economica propria del comunismo), secondo che l’economia senza politica porta disastri (deregulation dell’epoca reganiana, ecc). Le regole dettate dalla politica all’economia troppo strette (comunismo) o troppo larghe (capitalismo della deregulation) manifestano una crisi della politica, la quale con sempre più difficoltà riesce a gestire i destini del pianeta. Ma è una crisi della politica, del suo modello, alla quale spesso poco possono la buona volontà dei politici in carne e ossa; è dunque una crisi della civiltà in generale, del suo modo di rapportarsi ai cambiamenti della realtà che, diventati velocissimi e imprevedibili, soprattutto per la maggioranza delle coscienze distratte da falsi interessi e non sufficientemente preparate culturalmente, trascinano ciecamente con sè, non conducono con chiarezza, le decisioni di una politica che si vede costretta a tappare delle falle, correre ai ripari, non progettare con lungimiranza. Capire perché i politici non riescano più a rendere la politica di tipo rappresentativo efficiente, non è chiaramente trattato dal relatore, se non per una possibile accusa di mancanza di cultura della classe dirigente; quindi il problema non sarebbe della sfera decisionale politica, prioritariamente, ma della sfera formativa scolastica. La crisi della politica è una crisi del sistema formativo della classe dirigente, è una crisi della civiltà nella sua paideia. Si concretizza così un circolo vizioso nel discorso di Di Cintio: la crisi di civiltà provoca una crisi del modello di politica rappresentativa che è provocata da una crisi della formazione della cultura, quindi da una crisi della civiltà. Non si capisce come il pensiero informato del prof. Di Cintio proponga di poter uscire da questo circolo vizioso; si limita in effetti a constatarlo.
Per motivi storici complessi che insistono nell’epoca degli imperialismi occidentali europei (cfr. Eric J. Hobsbawm, L’età degli imperi, 1875/1914, trad. it. Roma-Bari, Laterza, 2005, p. 456), dove la spartizione del mondo fu condotta ciecamente senza attenzione agli equilibri sociali e culturali dei popoli dominati, ma guardando solo ad opportunità politiche spregiudicate ed a scelte economiche di sfruttamento (la suddivisione territoriale fatta con matita e righello dell’africa e del medio oriente ad esempio), ci troviamo a gestire oggi un pianeta caratterizzato dallo scontro di civiltà, spesso mascherate da scontri di religione. Le disparità economiche molto forti tra nord e sud del pianeta, o almeno tra zone ricche e povere, provoca flussi migratori che non localizzano limitatamente questi scontri di civiltà, ma li globalizzano.
La globalizzazione, la libera circolazione di merci, capitali e persone, è quel processo che è alla radice della incredibile accelerazione degli eventi storici, che è alla radice della crisi del modello della politica rappresentativa; a questi fenomeni si aggiunga l’incredibile velocità e facilità e quantità della circolazione di informazione caratteristica dell’epoca digitale dei calcolatori elettronici, il cosiddetto bombardamento di informazione, che potrebbe creare oltre ad un nuovo humus per una larga partecipazione della massa agli eventi della storia del mondo, anche una forte spinta alienante e disorientante!
Se dunque la crisi di civiltà è la diagnosi, e lo scontro di civiltà l’effetto, su che terreno si può porre, secondo il prof. Di Cintio, un possibile dialogo interculturale, la cura? Su un nuovo tipo di identità culturale dei popoli basata, soprattutto per quanto riguarda l’Europa, che agli occhi di Di Cintio rappresenta una grande occasione di esempio per tutto il pianeta, sulla co-responsabilità storica e sul nocciolo duro dello stato di diritto rappresentato dai diritti umani, cioè la dignità umana, un nuovo umanesimo culturale della diversità multietnica e mutlticulturale, basato sul confronto del dialogo.
Il nuovo disordine mondiale della civiltà (cfr. Todorov Tzvetan, Il nuovo disordine mondiale. Le riflessioni di un cittadino europeo, trad. it. Milano, Garzanti, 2003, p. 128), può essere foriero di nascita di una nuova civiltà, o almeno di una nuova coscienza da parte dell’uomo di essere destinato all’integrazione e al dialogo tra i popoli.

2. "Pluralità delle storie: un nuovo orizzonte culturale" (Giovedi 30 ottobre 2008)
Riprendendo le tematiche della prima lezione del 23 ottobre, Di Cintio ha ribadito la necessità di prendere coscienza della dimensione storica del proprio esserci, nella dimensione della co-responsabilità storica. L’uomo occidentale deve riuscire ad uscire dalla considerazione che pone la sua storia come l’unica storia; bisogna considerare e rispettare come aventi pari dignità e importanza anche le altre storie, le storie dei popoli che hanno subito la dominazione del popolo occidentale o che comunque hanno avuto un altro sviluppo della loro civiltà.
In una esposizione ricca di spunti bibliografici storici e filosofici il relatore pone l’accento sulla necessità di ripensare la filosofia della storia, per superare la crisi della civiltà occidentale; essa è dimostrata da una serie specifica di accadimenti culturali che rivelano come la civiltà occidentale stessa ha preso coscienza di questa stessa crisi (teorie scientifiche, letteratura, filosofia). Ad una filosofia della storia di tipo idealistico (Hegel) o positivistico, che hanno creato indirettamente guasti nefasti con le due ultime guerre e relativi regimi totalitari (ad esempio: la logica dello sterminio di massa della Shoa ebraica), bisogna riprendere le fila del dialogo e considerare il tempo storico dimensione fondamentale dell’esserci dell’uomo: solo in una rinnovata presa di coscienza della propria co-responsabilità storica e nel rispetto della dignità inviolabile del diverso, per civiltà o razza, può nascere una nuova civiltà capace di risolvere i gravi problemi del futuro. In questo senso Di Cintio auspica un rafforzamento degli organi internazionali della politica, in primis parlamento europeo e ONU.
Ma il problema fondamentale rimane di natura culturale ed etica!

Luca Maffiotti.

si direbbe: "che discorsoni!"

Bravo Luca!
davvero un impeccabile reportage il tuo.

Da una prima lettura penso sia condivisibile poter dedurre che le due serate condotte dal prof. Di Cintio abbiano condotto l'uditorio attraverso molti ed importanti avvenimenti della nostra storia e cultura contemporanea.

Io vi intravvedo molta consapevolezza di una situzione, la presente, davvero buia. Al contempo scorgo con molta difficoltà possibili soluzioni ad un simile quadro.
Forse sbolanciato dagli eventi recenti posso abbozzare un invito a chiunque sia nei posti decisionali di governo (ma non solo) di un Paese a non intendere la formazione e quindi il sistema scolastico di una nazione eclusivamente come 'risorsa' economica, ma proprio come prima fonte di formazione della cultura e quindi di un divenire migliore per la società intera.

Mi piacerebbe sapere anche cosa ne hai tratto te, che così bene sai relazionarti con certe tematiche.

L'oggetto del mio commento è volutamente ironico.
Chi legge di simili conferenze potrebbe essere portato ad un eccesso di realismo e di pragmatismo, liquidandole frettolosamente come 'inutili', 'superflue', 'scolastiche'.
Ahinoi la società moderna ha così presto dimenticato le storie dei suoi illustri avi e si è gettata a capofitto, e forse piuttosto inconsciamente, tra le braccia di un mondo regolato dal senso di un solo tempo storico (il presente) e di una sola regola di vita: la non responsabilità.

un saluto
Alessandro Battistello

RISPOSTA

Gentile Alessandro, rispondo volentieri al tuo invito di dire come la penso io sull’orizzonte di pensiero prospettato da Di Cintio.
Intanto vorrei dire che la differenza tra il pensiero mio e quello di Di Cintio consiste nella diversa posizione rispetto la realtà (per usare un termine che tutti possono capire, ma difficile da comprendere effettivamente): Di Cintio guarda alla cultura (la realtà) nella prospettiva di ciò che è, io (modestamente) guardo alle opinioni che sento (la realtà) rispetto a ciò che dovrebbe essere (questo rispetto questa sede di discussione, in altri contesti adotto un altro modo di approccio). Questo vuol dire, sperando di riuscire a farmi comprendere, che Di Cintio si pone su un piano di visione dell’esistente strutturato dalla cultura (prevalentemente), io mi pongo su un piano dell’ideale de-strutturato culturalmente; Di Cintio cerca di strutturare un discorso in prospettiva culturale, io cerco di de-strutturare culturalmente un discorso che guarda a ciò che sento quotidianamente (come io frammentato), leggendo giornali, guardando la Tv, ascoltando le chiacchere della gente, scambiando opinioni nei modi più diversi. Di Cintio parte dalla cultura, quella fatta nelle scuole, badando al farsi comprendere ex cathedra, io parto dal mio mondo piuttosto limitato del quotidiano (dell’innanzitutto e per lo più, direbbe qualcuno), e attraverso il mio personale sforzo di studio e di confronto con tutti quelli che accettano di scambiare qualche parola con me, cerco di comprendere e farmi comprendere come libero cittadino (innanzitutto).
Premesso questo ne consegue che io noto nelle parole di Di Cintio una gran dose di verità, informata e competente, ma è una verità (non certo assoluta) buona per una panoramica storico-filosofica sui secoli passati (dell’esistente così come è avvenuto), senza alcuna presunzione di progettualità per il futuro (senza alcuna presunzione sul dover essere). Democraticamente chi la pensa come Di Cintio dice: guardate un po’ voi come pensarla, ma le cose stanno così! E’ una espressione di verità sull’esistente più che altro essenteci stato. Io proporrei di guardare , partendo dalla propria ignoranza sul presente, al condizionale del dover essere (guardate un po’ voi, ma così dovrebbe essere!). Non ritengo di essere propugnatore di un modo disincantato di pensare, l’incanto ci vuole sempre, ma piuttosto direi disilluso: è l’illusione che dovremmo combattere.
Premesso questa seconda cosa secondo me urge veramente una profonda riforma del modo di insegnamento Universitario, soprattutto; secondo me il male profondo del sistema italia è la gerontocrazia (governativa, burocratica, universitaria), che concede pochi veri spazi, ma dico veri spazi, alle giovani menti, perché esse possano, con la competenza necessaria e obbligatoria, ma anche con lo slancio dell’utopia, rinnovare almeno nei tratti essenziali la struttura delle istituzioni (governative, burocratiche, universitarie). Io proporrei, addirittura, se il problema della gerontocrazia potesse essere almeno attenuato, l’istituzione di un patentino per potersi candidare in politica; il principio è semplice: vuoi presentarti in politica, come dirigente della società, ai suoi vari livelli (comuni, provincie (secondo me da eliminare), regioni, parlamento italiano, parlamento europeo)? Allora devi essere almeno dotato di un certo set di sapere (diritto dello stato italiano ed europeo, principi di economia politica, principi di sociologia, lingua inglese (almeno), possesso di un titolo di studio minimo (la laurea triennale), altre conoscenza da definirsi…). La commissione che rilascia il patentino (ahimè la gerontocrazia) dovrebbe essere scelta tra quel corpo docente delle scuole (Università soprattutto) che abbiano avuto una certa esperienza (diretta ed indiretta) nella gestione della cosa pubblica, siano esenti da procedimenti giudiziari, abbiano dimostrato pubblicamente la loro probità e competenza specifica (attraverso pubblicazioni, ad esempio), e siano di natura inter-partitica. Per me questa è una possibile soluzione della attuale crisi della politica italiana; capisco, proprio per evitare di essere un illuso, che questa soluzione possiede una connotazione di tipo utopico.
Un cordiale saluto. Luca Maffiotti.

PS: Vorrei presentare una breve bibliografia, utile per fare comprendere l'orizzonte culturale che ha informato i miei interventi fin qui presentati (portate pazienza, ma leggete, leggete...): APEL K. O., Etica della comunicazione, trad. it. Milano, Jaca Book, 1992; BAUMAN Z., Il disagio della post-modernità, trad. it. Milano, Mondadori, 2007; ID., Vita liquida, trad. it. Roma-Bari, Laterza, 2008; BOCCHI G., CERUTI M. ( a cura di), La sfida della complessità, Milano, Feltrinelli, 1992; DALI’ S., Sì. La rivoluzione paranoico-critica. L’arcangelismo scientifico, trad. it. Milano, Rizzoli BUR, 1980; DETTI T., GOZZINI G., Storia contemporanea, 2 voll., Milano, Mondatori, 2000-2002; FREUD S., Psicologia delle masse e analisi dell’Io, trad. it. Torino, Boringhieri, 1975; HABERMAS J., Teoria dell’agire comunicativo, 2 voll., trad. it. Bologna, Mulino, 1986; HOBSBAWM E. J., Il secolo breve, 1914/1991, trad. it. Milano, RCS Libri 1997; ID., L’età degli imperi, 1875/1914, trad. it. Roma-Bari, Laterza, 2005; HORKHEIMER M., ADORNO T. W., Dialettica dell’illuminismo, trad. it. Torino, Einaudi, 1997; KLEE P., Teoria della forma e della figurazione. Lezioni, note, saggi raccolti ed editi da Jurg Spiller, prefazione di G. C. Argan, trad. it. Milano, Feltrinelli, 1980; LUHMANN N., Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, trad. it. Bologna, Mulino, 1990; LYOTARD J. F., La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, trad. it. Milano, Feltrinelli, 1981; MUSIL R., L’uomo senza qualità, 2 voll., trad. it. Torino, Einaudi, 1972; POPPER K. R., Miseria dello storicismo, trad. it. Milano, Feltrinelli, 2005; SEVERINO E., La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, Adelphi, 2008; SHOMBERG A., Manuale di Armonia, a cura di Luigi Rognoni, trad. it. Milano, Saggiatore, 1997; TALEB N. N., Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita, trad. it. Milano, Saggiatore, 2008; TODOROV T., Il nuovo disordine mondiale. Le riflessioni di un cittadino europeo, trad. it. Milano, Garzanti, 2003; WEBER M., Economia e società, 2 voll., introduzione di Pietro Rossi, trad. it. Milano, Ed. Comunità, 1961; WILK R. R., Economie e culture. Introduzione all’antropologia economica, trad. it. Milano, Mondadori, 2007.