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IDENTITA' DEL PARTITO DEMOCRATICO III

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In seguito dei due incontri organizzati dal PD di Marano, il 18 novembre, e di Schio, il 20 Novembre, vertenti il primo sul problema dei Mutui e della Finanza, con Franco Conte e Riccardo Milano (Responsabile Relazioni Culturali di Banca Etica), il secondo sul “Senso del fare politica: i valori che ci spingono ad impegnarci per il Bene Comune”, con Andrea Ferrazzi (Coordinatore della Scuola di Formazione politica regionale; Componente l’Esecutivo Regionale del PD; Assessore all’Educazione della Provincia di Venezia), proporrei alla riflessione sul problema dell’identità del partito democratico ancora questi punti:

1.il fenomeno della “frammentazione dell’io” nelle attuali società post-industriali e post-moderne (fenomeno della reificazione, perdita del luogo della verità assoluta), e dell’aumento preoccupante della burocratizzazione.

2.il pragmatismo, caratterizzato dal problema della “spregiudicatezza”, dovrebbe riguardare un modo concreto di affrontare i problemi, dovrebbe riguardare la coscienza che il raggiungimento di una identità, personale o come realtà politica, è effetto di uno sforzo, è un compito, sempre rinnovantesi.

3.l’ottimismo da parte di chi crede che in qualche modo le cose possano cambiare. Bisogna, tuttavia, guardare in faccia la realtà. Non bisogna pretendere una coerenza assoluta da parte dei politici, perché una assoluta coerenza consentirebbe a pochissimi di vivere nel nostro tipo di società.

4.il problema etico, in una riflessione rinnovata sui nostri tempi, dovrebbe guardare ad un modo di ripensare il nostro modello di rapporti sociali, perché è nella nostra relazione all’altro, nella sua prossimità, che consiste la possibilità di superare il nostro interesse egoistico; il compito è cambiare se stessi per aprirsi all’altro, così cambierebbe anche il mondo (come ha tentato di fare il messaggio del cristianesimo). La politica, in questo senso, consente questa rivoluzione di se stessi in relazione all’altro, sorta di religione laica, oppure crea una psicologia “partitica”, dove a predominare è l’ interesse per la conquista del potere, e solo in un secondo momento, quando forse è troppo tardi, all’interesse delle società intera?

5.la politica di tipo rappresentativo è evidentemente in crisi per molti motivi, non ultimo quello della globalizzazione, che ha velocizzato in maniera incredibile i cambiamenti della società, a tal punto che essa riesce soltanto a cercare di correre ai ripari dei problemi di volta in volta sorti, non progettare con lungimiranza. Il perché i politici non riescano più a rendere la politica di tipo rappresentativo efficiente potrebbe dipendere da una mancanza di cultura della classe dirigente; quindi il problema potrebbe consistere in una crisi del sistema formativo della classe dirigente, cioè in una crisi della civiltà nella sua paideia.

6.crisi anche della modelizzazione economica, diventata più complicata che complessa, perché rischia di essere pura struttura, pura astrazione. L’economia ha perso il contatto con la dimensione etica di regole che salvaguardano l’equità e la giustizia; essa crea nicchie di emarginazione, disparità sociali, paradisi artificiali (vedi il problema dei mutui). La politica può agire nei confronti dell’economia, rendendosi conto che dettare all’economia regole troppo strette (comunismo) o troppo larghe (capitalismo della deregulation) porta a disastri. Da questo punto di vista è urgente da parte del PD porre attenzione alla proposta di una finanza più a misura d’uomo proposta da Banca Etica, come propone Riccardo Milano, facendo più attenzione alla dimensione economica della Economia Reale, non solo alla dimensione finanziaria.

7.crisi anche della dimensione religiosa del vivere, infatti l’io è una entità che rimanda al trascendente (sia quello di un mondo umano popolato di esserci che cercano un significato all’esistenza guardando alla felicità immanente al mondo stesso, sia quello riguardante la sostanza di una speranza in un mondo altro, trascendente il mondo); il problema della crisi del pensiero religioso consiste anche nel fatto che esso ha perso il contatto con l’autentica spiritualità, trasformandosi in vuoto rito (il rito della società dei consumi con le sue feste comandate, come della religione, istituzionalizzata o meno, che non guarda più prioritariamente all’amore del prossimo ma alla fuga dalla realtà).

8.lo stato sociale dovrebbe essere visto più come una risorsa che come un costo; infatti esso, come è nella natura economica di tutte le tipologie di servizi che servono alla collettività, ha un costo sempre in crescita. Ma è nella razionalizzazione e nella eliminazione degli sprechi che dovrebbe essere vista la soluzione della eccessiva onerosità dei servizi (in particolare scuola, sanità e giustizia) per la collettività, non in uno indiscriminato taglio delle spese, il quale si rivela facilmente causa principale della diminuzione della loro qualità. In questo senso l’identità del PD è basata proprio sulla particolarità della visione dello stato sociale e sull’idea di società che contraddistingue il popolo della sinistra, basata sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco, che deve venire in primis dallo stato attraverso i servizi (scuola, sanità,…), e sull’integrazione del diverso (svantaggiato o straniero che sia).

9.lo scontro di civiltà, conseguente al fenomeno della globalizzazione e alla crisi della civiltà occidentale, può essere risolto guardando ad un nuovo tipo di identità culturale dei popoli basata sulla co-responsabilità storica e sul nocciolo duro dello stato di diritto rappresentato dai diritti umani, cioè la dignità umana, un nuovo umanesimo culturale della diversità multietnica e mutlticulturale, basato sul confronto del dialogo, sul rispetto reciproco, sulla solidarietà.

10.gli eventi della storia possono essere previsti, oppure sono in mano al cieco caso? Ma gli eventi della storia dipendono da scelte ben precise degli uomini; da molti secoli si insiste nel dire che l’agire dell’uomo deve essere governato dalla ragione che, formata culturalmente, se guarda all’universale, il giusto, il buono, il vero, senza dubbio ha maggiori possibilità di compiere la scelta migliore. Ma oggi al giusto si è sostituito l’utile, al buono il conveniente, al vero il probabile. Andiamo avanti più a statistiche e sondaggi che altro, appunto perché “se tutti mirano al proprio obiettivo singolarmente, tutti ottengono il massimo”! Paradossi del terzo millennio!

11.la violenza trova responsabili sia chi la provoca sia chi vi partecipa in qualche modo rispondendovi; in fin dei conti quando si arriva a tanto si è già perduta la partita con la democrazia! Quando comunichiamo pubblicamente le nostre riflessioni, le nostre proposte, dovremmo cercare di mettere da parte le nostre reazioni impulsive (ognuno prova degli impulsi tendenti alla violenza) alle difficoltà della vita. Bisognerebbe cercare sempre di riflettere e ponderare (studiando anche sui libri, mi raccomando!) se quanto ognuno pensa sia obbiettivo o meno (confrontandosi anche con altre persone (acculturate o meno, intelligenti o meno, giovani o meno)). Sono convinto che aver fiducia nello Stato di Diritto, nel rispetto della legge (dura lex, sed lex), nonostante la lentezza della macchina giudiziaria e i suoi contraddittori malfunzionamenti, sia l’unico modo di proteggere la società da tutte le sue spinte violente e sovversive. Anche l’attività legislativa del Governo e del Parlamento, come di tutte le realtà amministrative dello Stato, dovrebbero porre più attenzione all’importanza del rispetto della legge, che nasce prima di tutto dall’atteggiamento del legislatore e dell’amministratore pubblico nei confronti del rispetto della cosa pubblica nell’interesse e nell’uguaglianza di tutti i cittadini.

12.se qui in italia le cose hanno preso la piega che hanno preso la responsabilità è di tutto l'arco istituzionale e di tutti i partiti. Rimango dell'idea che partecipare alla vita politica può significare anche non commettere il "reato" di omissione di soccorso, ma significa anche, in molti casi, non tutti, perdere l'adeguata distanza obbiettivante e senza pregiudizi (la famosa s-pregiudicatezza) dai problemi della società, della politica, ecc. Partecipare alla vita politica mi sembra significhi spesso, non sempre, burocratizzarsi, cioè sclerotizzarsi in sistemi di procedure partitocratiche; questo è la causa del male profondo della politica fatta per tutta la vita non come servizio a favore della collettività, con la professionalità che è necessaria, ma come professione totalizzante la propria vita. In breve: la passione politica è necessaria, ma quando non è assunta con la dovuta responsabilità (responsabilità che è sempre co-responsabilità storica (cioè tutti siamo responsabili (ciascuno nella sua misura) di ciò che accade (in modo indiretto o diretto)) si trasforma in un male (la malattia della gerontocratica (la politica per la vita)).

13.può darsi che il PD, restio ad accettare riforme allo status quo di molte istituzioni dello stato fatte senza guardare troppo per il sottile la complessità dei problemi che queste stesse istituzioni affliggono (cioè tagliando indiscriminatamente con l’accetta i costi dei servizi, ad esempio (e mi riferisco alla scuola, alla sanità e alla giustizia)), possa essere considerato conservatore; ma certo lo sarebbe veramente se perdesse, o comunque non incentivasse, la discussione e il confronto, con la necessaria autocritica, con tutte le forze politiche e tutte le realtà sociali. E’ più conservatore riformare con l’accetta, che conservare, o meglio si dovrebbe dire proteggere, certo stato sociale; ma mi rendo conto che il discorso non è così semplice.

14.il tema del federalismo, poi, rimane fra i più importanti nell’agenda della riflessione politica; ma dobbiamo ben intendere il federalismo come quello Europeo e delle comunità (molteplici) non chiuse in uno sterile identitarismo etnico-culturale-economico, ma aperte al difficile gioco dell’interscambio dove il governo originario della comunità stessa è sin dall’origine parte, e non intero, di realtà governative e sovra governative, che ne rispettano l’esigenza di autonomia e indipendenza. La spinta al rinnovamento dovrebbe provenire in maniera dialettica e contemporanea sia dalle realtà locali che dalle realtà governative e sovra governative, altrimenti vi sarà sempre motivo di conflitto e disparità.
Un cordiale saluto. Luca Maffiotti.

IL PROBLEMA DELL'IDENTITA' DEL PD VISTO DA FEDERICA MOGHERINI

Se dovessimo chiederci perché nel PD è difficile trovare una riflessione seria, fin dai vertici del partito, sullo spinoso problema dell’identità del partito stesso, la ragione potrebbe essere individuata dalle parole per certi versi sconcertanti (sconcertanti per una parlamentare della Repubblica, ben inteso…) di Federica Mogherini. Certo è condivisibile ciò che dice la suddetta, ma sconcerta quel “mi confonde”! Cosa avrà voluto dire veramente?
FEDERICA MOGHERINI: “Qualcuno parla di “identità” (Cuperlo meglio di altri). E’ un termine che mi confonde, perchè temo implichi una voglia di “paradigma” che nega il tipo di società (e di partito) che ci siamo raccontati fin qui. Un’identità è un elemento di connotazione forte, univoco, più che coerente “determinato”, ed a forte rischio di esclusione, separazione, deriva ideologica. Capisco che oggi il nostro problema è l’opposto, quindi può sembrare ridicolo preoccuparsi di un eccesso di “definizione identitaria” – ma credo sarebbe invece una possibile scorciatoia, e ci porterebbe dritti dritti a ragionare in termini di “pezzi” della societa’ (la base sociale di riferimento), davanti invece ad una societa’ fluida dove ogni singolo individuo ha una identità personale complessa ed inedita, non classificabile, non incasellabile. Ed il rischio successivo (esplicitato come un auspicio da alcuni, D’Alema e Follini innanzitutto) è quello del partire dalle alleanze per definire se stessi: ogni partito risponde ad una “identità”, ad un “segmento” (il centro, la sinistra, l’ambientalismo,…), e per come si legano insieme determinano non solo lo scenario politico del paese ma anche il proprio profilo culturale e le “alleanze sociali”. Io credo che questo schema derivi da una lettura della società che è ferma al ‘900 – che oggi sia difficile trovare qualcuno che si collochi consapevolmente in un “segmento”, che le identità personali siano non multiple ma composte a loro volta da segmenti miscelati in maniera diversa ed inedita per ogni individuo. Posso essere cattolico praticante, a favore dei Dico e del testamento biologico, contrario alla guerra in Iraq, fan di Sarkozy e di Obama, a favore di innalzare l’età pensionabile, contro i fannulloni, a favore del federalismo fiscale, e via dicendo. Il mondo è complesso, le identità sono complesse, e non credo un partito che ha la bandiera italiana nel proprio simbolo possa chiudersi nell’ambizione ristretta di rappresentare un segmento. Alla fine, è questo che intendiamo con “vocazione maggioritaria”: l’idea di parlare al complesso del paese, con le sue complessità e le sue articolazioni (esercitando una funzione di sintesi e di guida che se non ci mettiamo a lavorare sull’elaborazione politica e l’autonomia della politica di cui parlavo sarà difficile svolgere)”.
Tratto da http://blogmog.ilcannocchiale.it/ (22/12/2008).
Un cordiale saluto.
Luca Maffiotti.