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Alcune note critiche su alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato questo ultimo mese.
Inizierò da alcune considerazioni sull’interessante Relazione di Inizio Anno Giudiziario della Corte dei Conti, per voce dei suoi massimi rappresentanti Furio Pasqualucci (Procuratore Generale) e Tullio Lazzaro (Presidente). Entrambe le relazioni mettono in evidenza un fatto preoccupante, in particolare, cioè l’aumento della corruzione nella gestione della cosa pubblica. Proprio questo fenomeno, indicativo di una certa degenerazione della burocrazia di Stato, assieme a quello altrettanto preoccupante della evasione ed elusione fiscale, che necessitano entrambe di maggiori misure di controllo da parte degli organi competenti delle forze dell’ordine, sono indice di uno stato di sofferenza e di mancanza di rispetto delle regole del vivere sociale, dettate della legge; forse sarebbe il caso di riflettere che se ciò accade dipende dal fatto che a predominare è l’interesse per il proprio vantaggio egoistico; quindi manifesta una chiusura in se stessi che è contraria allo spirito dei tempi, sempre più tendenti al confronto interculturale e multietnico. Forse è anche questo un sintomo della senescenza della nostra società, in cui la classe dirigente oltre a bloccare il ricambio semplice al suo interno con menti giovani, non è in grado di dare neppure il buon esempio. Qui sarebbe il caso di aprirsi ad un dibattito!
Il caso Englaro, altro accadimento di scottante problematicità, è un ulteriore indice di come la vita delle persone sia sempre più dominata dal preoccupante atteggiamento della burocrazia; anche questo potrebbe significare una chiusura in se stessi in cui a far salvi non sono i valori di una tradizione culturale e religiosa ormai in declino, in cui la sfera privata era integrata da quella pubblica, e non dominata. Dunque a dover innanzitutto essere ripensata è la scala dei valori che ordina il rapporto tra pubblico e privato, in cui il pubblico integra il privato nella misura della solidarietà, del rispetto reciproco e della dignità della persona. Un protocollo burocratico che stabilisce le condizioni di vita, o di morte, della persona non va nella direzione di questo ripensamento da molti sentito come almeno auspicabile.
Da ultimo, il ricambio al vertice del Partito Democratico dovrebbe essere considerato come una normale ed auspicabile prassi di rigenerazione della macchina sempre più burocratizzata dei partiti, non solo quello Democratico, e non come un evento traumatico di frattura, segno di crisi. Ripeto che sarebbe auspicabile un più frequente ricambio delle personalità che gestiscono il partito nella direzione di una logica aperta alla valorizzazione delle diversità e della ricchezza di una classe dirigente che dovrebbe essere meno interessata al personale successo e più a quello collettivo (cambia la persona ma il partito rimane). Inoltre questo costringerebbe a guardare più pragmaticamente ai reali problemi della società senza chiudersi nelle ormai inaccettabili logiche di segreteria.
Un cordiale saluto.
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