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Dopo un lungo silenzio da parte mia, vorrei qui considerare, con una certa sintesi, l’opportunità delle mozioni dei tre candidati alla segreteria del Partito Democratico: on. PierLuigi Bersani, on. Dario Franceschini, sen. Ignazio R. Marino e on. Amerigo Rutigliano.
Su che cosa concordano:
Dovrebbero concordare sui contenuti dei documenti fondamentali del PD, soprattutto sul Manifesto dei Valori e sul Codice Etico; intendono invece percorrere, nelle loro esposizioni, linee di discussione generali senza mai fare riferimento ai due documenti sopra indicati, quasi a far pensare che i lavori dell’Assemblea Costituente non sono già più un punto di riferimento. Questo a mio giudizio è un errore.
Nonostante il solo sen. Marino faccia riferimento all’opportunità che il partito non sia diviso in correnti, il loro stesso modo di porsi presuppone una molteplicità interna all’organizzazione, la loro candidatura presuppone una divisione in correnti; senza contare i rapporti di forza e le alleanze necessarie a sostenere le loro relative candidature.
Non fanno riferimento alla necessità di una coerenza fra le proposte (vedi Piano Anticrisi) e le analisi (vedi, ad esempio, il Rapporto della Fondazione Nord Est sulla Società e l’Economia del 18 gennaio 2008) e le azioni concrete all’interno delle dinamiche degli organi di governo (Camera e Senato); sono tuttavia d’accordo sulla necessità di riforma generale della politica (ad esempio, riduzione del numero dei parlamentari), e sulla necessità di una azione più concretamente vicina ai bisogni della gente.
Infine concordano su tutte quelle posizioni ovviamente necessarie per la vita stessa di una democrazia matura, quale la Repubblica Italiana dovrebbe essere, cioè sul rispetto della carta costituzionale, della carta dei diritti dell’uomo, sulla prospettiva europeista, sullo sviluppo di una società della conoscenza, su uno sviluppo ecosostenibile, ecc…. Attualmente l’unica autentica differenza con le azioni della attuale maggioranza di governo, anche se pure a loro conviene, nelle loro manifestazioni d’intenti, dirsi completamente a favore del rispetto dello stato di diritto, è proprio la sottolineautura del rispetto delle regole, e sulla loro necessità. La fondamentale questione dello stato di diritto non deve essere la grande assente della prossime riunioni Congressuali.
Su che cosa discordano?
Se sulle dichiarazioni d’intenti, sui valori e sui problemi da affrontare concordano, probabilmente è sulle modalità che discordano, altrimenti non si capirebbe in che modo il popolo del PD possa distinguere tra loro se non per una storia correntizia, sempre la stessa, fatta di simpatie, pseudo argomentazioni su opportunità di certi rapporti di potere rispetto ad altri, questioni legate alla storia politica dei vari circoli del partito, più vicini ad uno, più lontani da un altro, ecc… Ma le modalità d’azione dei tre candidati si distingueranno una volta messe all’opera, dopo la loro elezione.
Ci troviamo di fronte ad un caso di concordia discorde, o di discordia concorde, oppure per il partito è giunta l’ora di trovare una via interna unitaria per realizzare l’ipotesi maggioritaria in grado di costituire fondatamente il gioco dell’alternanza in un sistema politico che si è avviato al bipolarismo, se non al bipartitismo? Quello che differenzia le mozioni dei tre candidati è in effetti il modo di vedere il destino del partito come riflesso del destino della politica italiana, il modo cioè di porsi come forza di governo o di opposizione…nonostante le divisioni, nonostante le comunanze…
Le prossime riunioni Congressuali dovranno fare i conti con la questione dell’Unità del PD.
Le mie proposte riguardanti l’Identità del PD:
1.La Uni-Molteplicità: in una società post-industriale, multietnica e globalizzata, forte è la spinta alienante (fenomeno della “frammentazione dell’io”: reificazione, perdita del luogo della verità assoluta, aumento della burocratizzazione). Bisogna dunque ricomporre il disperso, recuperare il senso della collettività, della co-responsabilità, della solidarietà.
2.Pragmatismo: un modo concreto di affrontare i problemi, dovrebbe riguardare la coscienza che il raggiungimento di una identità, personale o come realtà politica, è effetto di uno sforzo, è un compito, sempre rinnovantesi.
3.Rappresentatività: la crisi della politica deve essere combattuta con l’attenzione ai problemi della gente, diversi e allo stesso uguali, per certi versi, da luogo a luogo. In breve radicamento nel territorio, cura nella paideia politica e culturale in generale.
Cordiali saluti. Luca Maffiotti.
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LETTERA A MARCO ROSSETTO
Gentile Marco Rossetto,
Come te e molti altri constato un fondamentale accordo fra i candidati, almeno sui valori e sulle cose da farsi (mi riferisco alle quattro mozioni, ad alcuni interventi su giornali e tv); ma constato anche che nessun candidato si pone in diretta corrispondenza e comunanza di intendimenti con il codice etico e il manifesto dei valori stilati dalla costituente del partito alla sua nascita. Questo per me è un errore e un sintomo perlomeno negativo. Concordo sul fatto che i regolamenti del partito, anche il suo statuto, sono eccessivamente cavillosi; servirebbe proprio un congresso per rivederli periodicamente, senza attuare soluzioni che ne snaturino il valore legale costitutivo.
Ad una concordia segue però nel pratico una discordia (parlavo di concordia discorde, discordia concorde), ravvisabile nella constatazione che le intenzioni dei candidati sono orientate al perseguimento di diverse vie d’azione applicative dei loro intenti programmatici; ancora una volta nessuno fa riferimento all’ottimo documento costituito dal Piano Anticrisi del PD.
Se le mie impressioni insistono nella constatazione che vi è del presupposto tacitamente ammesso, che consiste in quegli stessi documenti ufficiali del PD sopra citati, allora non c’è problema; se invece è proprio vero che ciascun candidato cerca di seguire una sua linea, indipendentemente dal lavoro già svolto dagli organi del partito, allora sono moderatamente preoccupato, perché questo vuol dire magari una grande vitalità, ma anche una certa confusione e mancanza di unitarietà interna al partito.
Proposte:
1.Messa al centro della discussione l’importante questione dello stato di diritto, che è sempre più messo in pericolo da un certo atteggiamento falsamente innovativo da parte del governo: si fanno leggi ad hoc per questo o quel problema marginale e a difesa o vantaggio di una ristretta cerchia di cittadini. Non si segue la via di una legge potenziata dal suo valore universale, così da averne rispetto e considerazione.
2.Messa la centro della discussione la questione dell’unitarietà del partito; concordie discordi o discordie concordi significano che il partito non ha ancora trovato la “Sua” giusta via. Troppe idee sono magari una ricchezza, ma creano purtroppo anche confusione e divisioni.
3.La Uni-Molteplicità: in una società post-industriale, multietnica e globalizzata, forte è la spinta alienante (fenomeno della “frammentazione dell’io”: reificazione, perdita del luogo della verità assoluta, aumento della burocratizzazione). Bisogna dunque ricomporre il disperso, recuperare il senso della collettività, della co-responsabilità, della solidarietà.
4.Pragmatismo: un modo concreto di affrontare i problemi, dovrebbe riguardare la coscienza che il raggiungimento di una identità, personale o come realtà politica, è effetto di uno sforzo, è un compito, sempre rinnovantesi.
5.Rappresentatività: la crisi della politica deve essere combattuta con l’attenzione ai problemi della gente, diversi e allo stesso uguali, per certi versi, da luogo a luogo. In breve radicamento nel territorio, cura nella formazione politica e culturale in generale.
Cordialmente.
Luca Maffiotti.