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Giovani vicentini unitevi! E ribellatevi!

( parole chiave: )

C’è un’onta che ci accompagna. Un’insuperabile senso di appartenenza ha deciso che non vuole abbandonarci. Qualche avvoltoio illuminato di follia politica ci marcia accanto, qualche retrogrado ci viaggia a braccetto.

I nuovi arrivati stanno alla porta. Guardano. Ma io spero non imparino.

Ci si riempie sempre la bocca con i discorsi sui giovani, bisogna trovarne, catturarne, bisogna cercare di attirarli.
Poi un giovane si affaccia e che vede? Che sente? Posti spartiti, divisioni interne, ds di qua, margherita di là...
Ma di cosa stiamo parlando? Ma a che gioco stiamo giocando?
DS e Margherita sono morti e sepolti e chi ha deciso di entrare nel PD ha deciso di entrarci totalmente. Fisicamente e mentalmente.
I giovani van bene quando si fanno il culo, van bene quando gestiscono i siti, fanno comunicazione o si sbattono per fare i postini porta a porta o tenere i gazebo in piazza. Van bene, ma poi? Quando si comincia a parlare di politica cosa succede? Non capiscono nulla? Ci sono vecchi discorsi da non poter lasciar passare in secondo piano? E’ un’operazione lunga e complessa che non possiamo tagliare in due minuti? Bisogna avere esperienza per parlare di politica?
Ci stiamo scavando la fossa e non ce ne accorgiamo. C’è un sacco di gente che vorrebbe partecipare, ma c’è chi non vuole tagliare il cordone ombelicale dei due vecchi gruppi. Ma è ora di dire basta! Perchè stiamo morendo, lentamente, inesorabilmente e non ce ne accorgiamo. Siamo talmente presi dalla nostra smania di piantare una bandierina che abbiamo dimenticato l’essenza del nostro essere Partito Democratico.

Io sono nato nel 1984, ho 24 anni e sono incazzato. E quindi io ve lo dico, qui, in questo posto, gestito da giovani, frequentato soprattutto da giovani: svegliamoci.
Diamoci la scossa, facciamo suonare la sveglia. Rigurgitiamo ogni qualsiasi vecchia rivendicazione. Andiamo a scovare sotterraneamente i tentativi di operare col bilancino (mi metti qui un margherita perchè lì c’è un ds....) e abbattiamoli. Basta con sta storia dei pesi e contrappesi! Smascheriamoli e denigriamoli. Siamo PD e come PD agiamo. Puntiamo sulle persone e sulla loro validità. Che ci frega se una volta erano Margherita o DS, ora sono PD!!!

E tutto questo lo possiamo fare solamente attraverso un’organo: l’assemblea. Diamo valore a questo organo. E’ un organo decisionale. Qualsiasi cosa che ci riguardi che non viene scelta lì deve essere rigettata, rispedita al mittente, con tanto di invito a presentarsi eventualmente nel luogo idoneo per la discussione.
E’ il primo passo verso il rinnovamento. Verso un nuovo modo di fare politica. Chi non è abituato è tagliato fuori. Chi crede che bastino le conoscenze clientelari per farsi un progetto non è accettato da noi. Diciamolo caspita!!! Chi meglio di noi giovani che non appartenevano a nessuna area o che cmq sono entrati con la nuova mentalità possono rivendicare una cosa del genere? Nessuno!

A Roma, dall’11 al 13 luglio hanno fatto l’assemblea nazionale de “I mille”, in cui è intervenuto anche Walter Veltroni. Il titolo dell’assemblea era “Superare il passato per liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre". Di seguito le parole di Uòlter e alcuni link per informarvi meglio.
"Dobbiamo, dovete, sbattere le porte, aprire questo partito, immergerlo nella società. Il vostro obiettivo è rinnovare la società, produrre idee nuove: vi chiedo di aiutarmi a fare lo stesso".
“Voglio farvi una raccomandazione: uccidete pure il padre, il nonno, lo zio o il cugino, ma non diventate come il padre, il nonno, lo zio, il cugino. Prendetevi pure spazio, ma non diventate come noi"
"Il padre, il nonno, lo zio e il cugino sono quelli per cui il dibattito è il fine e non il mezzo, quelli che si aggrovigliano in una discussione che tende a chiudersi, quelli che usano espressioni che sfiniscono, quelli che usano parole che si sentono dire dai tempi di Spartaco".

http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=8522
http://www.ivanscalfarotto.it/2008/06/uccidere_il_padre.html
http://www.imille.org/2008/07/eccoci_lassemblea_dei_mille.html

IL PARRICIDIO MANCATO

C’è un motivo per il quale il parricidio è spesso mancato, ed è insito nel fatto che con il padre muore anche il figlio che diventa a sua volta padre dispotico. Da questa logica pare che l’uomo non riesca ad uscire. In conclusione il carnefice è anche vittima del suo stesso delitto. Come rilevavo nella mia lettera “L’identità del partito democratico” è nel rendersi conto di una forte componente alienante nella società post-moderna, nella quale viene a mancare la componente di legittimazione di ogni meta discorso, che vorrebbe porsi come pregiudiziale rispetto all’andamento del divenire delle cose, quello con il quale bisogna fare i conti, prioritariamente a qualsiasi tentativo di assunzione di identità; essa, per esprimersi più semplicemente, è un risultato, l’effetto di uno sforzo, a volte prodigioso e pacifico, a volte demoralizzante e violento, che ognuno di noi deve cercare di compiere, senza la pretesa di raggiungerla definitivamente questa identità. Essa è sempre da raggiungersi. Essa è un compito. Il “giovane”, nella dinamica di questo sforzo, è ciò che deve minare l’ortodossia, la tradizione, la sclerosi del sistema, la burocrazia degli organi di partito, che sono lo specchio della sclerosi burocratica della società. Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi. Ma il giovane deve portare anche la sua competenza, la sua onestà, la sua pulizia, la sua capacità di discutere, mettendosi in gioco, mettendosi in dubbio, offrendo nuove certezze, nuove verità in cui credere. La semplice protesta non basta. Occorrono delle pragmatiche proposte di rinnovamento, fattibili, vivibili, condivisibili. Poi, alla conclusione di tutto questo bel discorso, il problema: ma com’è che a decidere alla fine cosa di deve fare sono sempre i soliti? Si spera perché hanno preso i voti, non perché i soliti del partito hanno deciso che i soliti del partito hanno deciso che …Ci saranno nuove leve alle prossime elezioni amministrative di cui tanto si è già discusso qui a Schio, o saranno sempre i soliti? A me basta che chi si presenterà sappia essere portatore di un progetto politico comprensibile e per questo credibile, che avrà come garante l’onestà prima di tutto intellettuale e anche morale della persona, nella sua identità, più che nella capacità propositiva di apparato di un partito. Certo la mia proposta è quello di uscire dalla logica di partito chiusa in una identità precostituita. Quella che propongo è una logica aperta, che abbia come compito l’identità dei suoi molteplici componenti più che dell’insieme generale di partito. Ma certo la bandiera sotto cui schierarsi dovrà pur essere riconoscibile, identificabile, organizzata. Ci vuole una buona dose di pragmatismo (non solo ma anche spregiudicatezza), nell’ottica dei miei interventi precedenti.
Luca Maffiotti.

A noi piacerebbe poter parlare di competenze

Sai Luca, alla vigilia della presentazione delle liste per le politiche io speravo e chiedevo, certo, in provincia......., ok diciamo SPERAVO che la grande innovazione del PD fosse quella della "competenza", almeno averlo come tema, non se ne è parlato e adesso ci troviamo con Realacci che sul nucleare dice "il nostro NO è una questione di principio". Desolante se pensi che un neolaureato qualsiasi in ingegneria energetica o fisica sa che per costruire una centrale nucleare servono 6-7 anni almeno e 6 miliardi di euro, che non abbiamo. E al livello locale va ancora peggio, per convenienze di "partito"(o ex) ci troviamo con assessori e consiglieri che presentano progetti ridicoli, bilanci illeggibili e fanno cazzate coi derivati, (ma lo sapete davvero cos'hanno fatto?) etc etc etc. Il problema sta nei paesini forse più che a Schio, almeno lì si lotta per vincere, ma in tanti posti si sa che si perde e ci si ostina a presentare gli ex ds-dl per avere un consigliere in + senza rischiare.

L'OTTIMISMO

Ci vuole una buona dose di ottimismo per cercare di fare della filosofia, il mio campo di studi. E’ l’ottimismo di chi crede che in qualche modo le cose possano cambiare per il semplice fatto che non possono, per loro natura, rimanere sempre le stesse. In questo senso dicevo che “Ad ogni generazione si ripresenta, sotto diverse spoglie, lo stesso ordine di problemi”. Questo vuol dire: 1. Che le generazioni cambiano; 2. Che i problemi ritornano; 3. Che è però l’ordine dei problemi a rimanere lo stesso. Ma cosa intendiamo con “l’ordine dei problemi”? Ad esempio il soddisfacimento dei bisogni della società, ad esempio il conflitto tra società, ad esempio l’organizzazione della società…Vi sono dei problemi che per il loro “ordine” sono sempre gli stessi. Dunque è innegabile che la storia, per quanto riguarda la soluzione di molti ordini di problema, ha dato luogo a dei miglioramenti (non vorrei entrare nella discussione riguardante il “progresso”). E’ grazie all’opera di molti e piccoli “ottimisti” che questi miglioramenti sono stati possibili (e grazie anche a pochi grandi spiriti illuminati!). L’ottimista pragmatico dice: le cose vanno talmente male che non si può che andare verso il meglio! Ma l’ottica in base alla quale le cose possono andare verso il meglio è quella globale. Cioè: non dipende da me ma anche da me. E’ la logica del “ma anche” non del “solamente”. La soluzione dei problemi è sinfonica. Poi ci sono tutti i piccoli problemi che ognuno di noi, singolarmente preso, deve risolvere per far sì che la soluzione dei problemi d’“ordine” (l’ordine dei problemi, gli ordini di problema, i problemi d’ordine sono espressioni che si riferiscono allo stesso significato della parola ordine, visto da più punti di vista) sia per me, che la tento (la soluzione), sinfonica; cioè io assieme agli altri, io ma anche gli altri, io che è un singolare collettivo. Ad esempio farsi strada all’interno di una organizzazione politica, trovare i fondi per affrontare delle campagne elettorali, costruire e mantenere delle amicizie che aumentino il mio potere sociale, fare quel corso di studi che mi consenta di avere delle competenze specifiche, formarmi una famiglia, trovare un lavoro…Per fare tutto questo ci vuole una buona dose di ottimismo.

Luca Maffiotti.