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donne

Il coraggio di cambiare - di Massimo Gramellini

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"Mi ha scritto la collega perugina di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate (una precaria) della Regione Umbria uccise senza pietà da quell’uomo fragile e disperato che le aveva erette a simbolo di un sistema. E’ una lettera meravigliosa perché sorprendente. Ti aspetti il dolore per le vittime e lo trovi. Ti aspetti la paura che possa succedere di nuovo e la trovi. Ma ti aspetteresti anche il lamento contro chi ha alimentato questo clima, additando la pubblica amministrazione come luogo di ogni nefandezza, e invece non lo trovi.  

Anziché crogiolarsi nel vittimismo, specialità nazionale, l’impiegata di Perugia scrive: «Se siamo percepiti come poco trasparenti, autoreferenziali e arroganti, forse dovremmo cercare di cambiare, prima che un’ondata di risentimento cieco e indistinto cambi noi, travolgendo tutto». Il cambiamento, e sono parole che andrebbero recitate a memoria come le tabelline, «non arriverà dall’alto e nemmeno un grilleggiante deus ex machina lo potrà attuare, se non sarà la pubblica amministrazione a volerlo, trovando il coraggio di riempire di contenuti quanto sbandiera ma non attua, a cominciare dalla meritocrazia. Dobbiamo smetterla di sentirci “altro” dalla gente, magari anche un po’ superiori, per poi offenderci appena ci chiamano privilegiati».  

Cara signora, taccio il suo nome per non esporla a ritorsioni, ma persone come lei meriterebbero la prima pagina tutti i giorni.
In quest’epoca di licenziamenti continui, anche da se stessi, è consolante imbattersi ancora in qualcuno capace di un’assunzione. Di responsabilità."

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su La Stampa di oggi, 8 marzo 2013. Un motivo in più per porgere alla Signora di Perugia ed a tutte le donne italiane i migliori auguri per una festa importante, spesso sottovalutata

La Proposta del PD/3

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da Berlusconi un linguaggio sulle donne che è violento e intollerabile - di Laura Puppato

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Spiace constatare che i temi femminili e della violenza sulle donne siano completamente scomparsi dalla campagna elettorale e che si torni a parlare di donne solo per le battute maschiliste di Berlusconi”.

Lo afferma Laura Puppato, capolista del PD al Senato in Veneto.

“Dopo i doppi sensi rivolti all’impiegata in un incontro in Veneto, Berlusconi torna al suo linguaggio da caserma nel corso della trasmissione Un giorno da pecora, su Radio 2, considerando le donne come oggetti di divertimento. Un linguaggio del genere è indecente e quindi intollerabile in un Paese civile. Il signore di Arcore sa bene che così facendo conquista le simpatie di molti uomini che lo invidiano e vorrebbero emularlo, e purtroppo anche di alcune donne. Mi auguro che questa volta le elettrici, di destra e di sinistra, si uniscano in una condanna ferma, perché la prima violenza ha origine dal linguaggio”.

Uno dei mali da sconfiggere, al più presto

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01/02/2013 - 20:30
01/02/2013 - 22:30

il Fattore D

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04/06/2012 - 20:30
04/06/2012 - 22:45

Metti che..

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17/05/2012 - 20:30
17/05/2012 - 22:40

Alle volte il dubbio viene

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28/03/2012 - 20:30
28/03/2012 - 22:45

L’agenda delle donne, 8 marzo 2012 - di Daniela Sbrollini

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"Ogni anno per ricordare la data dell’8 marzo, si corre il rischio di cadere nella retorica con luoghi comuni tipo: il giorno di festa, il giorno per dire che tutto va male, il giorno per ricordarci di noi!

Oggi per me, come tutti i giorni, è il momento per dire che bisogna mettere “senza se e senza ma” l’agenda delle donne in testa alle priorità delle politiche sociali Italiane ed Europee; partendo finalmente dal tema della crescita, del lavoro e dei servizi della persona.

L’Italia necessita di una vera e moderna riforma del welfare partendo proprio dalle donne. Il momento giusto è questo, in cui le paure e le preoccupazioni di una crisi senza precedenti, di una disoccupazione in aumento (che colpisce le donne in modo più pesante) e di occupazione non stabile, mette a dura prova il tessuto sociale del nostro Paese.

Un Paese che risulta vecchio, non solo dal punto di vista anagrafico, ma vecchio in quella parte della politica che non vuole cambiare, vecchio nei suoi riti, vecchio nel riproporre ricette economiche e sociali non efficienti e adeguate, vecchio perché ha ancora poche donne nei luoghi che contano.

Il problema è certamente quello della scarsità oggettiva di risorse da reperire, ma di pari passo si deve rafforzare una mentalità nuova accompagnata da un rinnovamento generazionale e di genere.

Cambiamento che nella società si è già manifestato, penso allo straordinario movimento “se non ora quando”, penso ai tanti movimenti di cittadini che segnalano l’urgenza di intervenire sui temi sociali nelle diverse aree del Paese.
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25 novembre: una giornata di valore non quantificabile

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25/11/2011 - 00:00
25/11/2011 - 23:59

Ma siamo uomini o caporali??

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La notizia è di quelle che agghiacciano. Viene da Inzago (Milano). E, ricordiamolo, dovremmo essere nel 2011, ma il dubbio di esser tornati nel medioevo ha colto più di qualcuno. La notizia la riporta l'edizione milanese di Repubblica.it (clicca qui per leggere la notizia per esteso). Decisione shock alla MaVib di Inzago: "C'è la crisi, licenziate solo le donne".

Leggetela, vi farà accapponnare la pelle. Non solo di per sè la decisione, ma peggio ancora la motivazione: "Così possono stare a casa a curare i bambini", dicono i dirigenti della MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento. Che poi tanto.. "quello portato a casa dalle donne è comunque il secondo stipendio".

Purtroppo però non è la sola cosa su cui indignarsi e riflettere. Difatti gli uomini, graziati dal provvedimento, dopo aver promesso di partecipare allo sciopero, sono stati incredibilmente assenti. "Al momento di mettere in atto la protesta, arriva la spaccatura. Gli uomini decidono di entrare in azienda e di lavorare regolarmente rompendo la solidarietà con le colleghe".

Uomini? Viene in mente Totò.. che tristezza continua questa Italia

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