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nazionale

E pensare che - di Pippo Civati

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E pensare che

Ci hanno fatto votare a metà giugno.
Ci hanno costretto a spendere 300 milioni in più per non associare i referendum alle Amministrative.
Hanno provato a far saltare il referendum sul nucleare con i mezzi più squallidi.
Hanno fatto di tutto perché nessuno venisse a sapere quando e come si votava.
Hanno minimizzato il significato del referendum, banalizzando l'istituto stesso delle consultazioni popolari.
Hanno sperato che il centrosinistra si facesse sorprendere dai soliti distinguo e dalle solite incertezze.

A quanto pare, hanno sbagliato. Parecchio, anche.

«Non daremo i numeri, ma saremo comunque uno di più!»

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E' stata senza dubbio una gran bella manifestazione! Chi c'è stato ha partecipato entusiasta, preoccupato per il futuro dell'Italia, ma fiducioso nella capacità del PD e del centrosinistra di metter in campo una valida alternativa ad un Governo cotto e stracotto. Quando il PD scende in Piazza lo fa sempre con grosso seguito di partecipazione. E' un peccato che lo spazio Televisivo di un tale evento sia stato lo stesso concesso ad una telefonata del Premier ad un minuscolo convegno (lo conoscete Pionati? la seguitissima Alleanza di Centro??). Anche questo è un segno di questa Italia di fine 2010..

Il Segretario chiude così: «Care democratiche e cari democratici, amici e compagni, questa piazza emozionante dice al Paese che siamo forti, che siamo pronti a combattere per le cose in cui crediamo. Siamo pronti ad affrontare politicamente le scelte immediate, già dalla prossima settimana e siamo pronti a darci il passo per un cammino di cambiamento del Paese. Il cambiamento. E’ questo il messaggio forte che viene oggi da San Giovanni.

Anch’io ho il mio sogno. Il sogno di un Partito, il Partito Democratico, che possa finalmente dire all’Italia, parafrasando una bella canzone e una grande trasmissione televisiva: Vieni via, vieni via di qui, vieni via con me. Vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza. C’è del nuovo davanti, c’è un futuro da afferrare assieme, l’Italia e noi»

 
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11 dicembre 2010: La diretta

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11/12/2010 - 14:30
11/12/2010 - 19:30

«La piazza è una bella storia, sempre»

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11/12/2010 - 14:30
11/12/2010 - 20:00

Facciamoci illuminare dalla Cultura!

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12/11/2010 - 00:30
12/11/2010 - 23:30

Oggi, Venerdì 12 novembre musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali saranno chiusi in segno di protesta contro la manovra di stabilizzazione finanziaria prevista dal Governo e i suoi effetti nefasti sulla cultura italiana.

Mobilitazione nazionale a difesa del diritto alla cultura.

Federculture ed ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), con la partecipazione del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), promuovono una mobilitazione nazionale di sensibilizzazione sugli effetti della manovra finanziaria sul settore della cultura.

Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza”. Non lasciano spazio ai dubbi le parole con le quali il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, spiega la decisione del FAI di aderire a “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura” l'iniziativa promossa da Federculture e ANCI per protestare contro l'ultima manovra varata dal Governo: il dl 78/2010 convertito in legge 122/2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.
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Da Firenze, laboratorio di curiosità, per la prossima fermata: l'Italia

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CARTA DI FIRENZE

Noi.

Noi che abbiamo imparato a conoscere la politica con tangentopoli e il debito pubblico e che oggi troviamo la classe dirigente del Paese occupata a discutere di bunga bunga e società offshore.
Noi che nonostante quello che abbiamo visto, fin da bambini, crediamo nel bene comune, nella cosa pubblica, nell'impegno civile.

Noi che ci siamo riuniti a Firenze per ritrovare le parole della speranza. Noi che abbiamo voglia di incrociare i nostri sogni e non solo i nostri mouse. Noi che crediamo che questo tempo sia un tempo prezioso, bellissimo, difficile, inquietante, ma sia soprattutto il nostro tempo, l'unica occasione per provare a cambiare la realtà. Noi.

Noi vogliamo gridare all'Italia di questi giorni meschini, alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine autoreferenziale, che si può credere in un'Italia più bella.
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Fare la rivoluzione a novembre - vedi la diretta in streaming dell'evento di Firenze

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I lavori di “Prossima fermata: Italia”, l’evento organizzato a Firenze da Matteo Renzi e Giuseppe Civati, saranno trasmessi in diretta dalle 21 di venerdì 5 novembre.


La DIRETTA Streaming sul sito de il Post, clicca qui.

Prossima fermata: Italia

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05/11/2010 - 19:30
07/11/2010 - 16:00

"Avete presente quella sensazione? Siete in stazione, sul treno, comodamente seduti. La valigia è sistemata, il biglietto in tasca pronto per il controllore, nell'attesa della partenza avete aperto un libro, e state leggendo distrattamente. Poi, ad un certo punto, finalmente si parte. O almeno, così sembra: in realtà il vagone è fermo, è quello a fianco, a muoversi.

(...)

Il 5, 6 e 7 novembre ci ritroveremo a Firenze, per Prossima Fermata: Italia, e non a caso lo faremo alla Stazione Leopolda: perché siamo stufi di aspettare che il nostro treno si muova, e vogliamo farlo uscire dal binario morto in cui è parcheggiato. Perché non possiamo tollerare che i prossimi anni trascorrano nello stesso immobilismo di quelli appena trascorsi."

Queste poche parole di Paolo Cosseddu, riferite, sia ben chiaro, all'Italia degli ultimi anni fanno da manifesto all'iniziativa promossa da Matteo Renzi e Pippo Civati che si terrà a Firenze allo scopo di raccogliere idee e slancio per un percorso di rinnovamento del Paese, aprendo quella nuova stagione per la quale è nato il PD.
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«Qual è il progetto per il Paese?»

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In clima di Fiducie (ma esattamente.. su cosa?), "compravendite" di parlamentari, strane mutazioni al centro (i cd. "moderati" sembra siano quasi esagitati nel cambiare gruppi parlamentari e linee politiche), nuova P2 e slogan da fumetti (lo ricordate il baffuto Obelix sull'acronimo S.P.Q.R.??) detti però da un Ministro della Repubblica, ecco arrivare forse l'unica domanda sensata: «Qual e' il progetto per il Paese?»

Lo chiede Vasco Errani, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, all’inaugurazione del Cersaie a Bologna. «Dobbiamo ricostruire un patto sociale – afferma Errani -  e' un elemento fondamentale: dobbiamo porci il problema di fare alcune scelte».

«Il Paese – sollecita Errani - deve decidere su quali priorità investire: non mi interessa fare il sindacalista delle Regioni, ma voglio capire». Per questo, ha aggiunto, «dobbiamo fare scelte strategiche». Come sulle infrastrutture: «diciamoci quante risorse abbiamo. Ma quelle vere, non quelle riprogrammate ogni sei mesi», ha proposto Errani. O sulla politica industriale del paese: «Qual è? Davvero possiamo andare avanti sugli incentivi ai motorini?», ha chiesto Errani, aggiungendo che «mi risulta che con cio' che propone l'ultima manovra si rischia di non fare piu' politica industriale».
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fortuna che ci sono ancora Giovani così!

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Carissimi, carissime. Vi riportiamo un articolo apparso ieri sull'Unità online. E' una riflessione sulle contestazioni a Dell'Utri e Schifani (ma tanto altro ha dentro questa lettera) scritta da un ragazzino, Enrico Procopio, classe 1992. Enrico è un ragazzo del Circolo di Budrio, Bologna.
Francesca Fornario, per l'Unità, invita tutti noi alla lettura di questo pezzo che Enrico ha pubblicato nel suo blog.

Le parole che state per leggere (sì: fatelo, vi supplico) le ha scritte un diciottenne iscritto al Pd. Pd di Budrio, Bologna, dove c'è la festa dell'Unità che si chiama ancora così e dentro allo stand della pesca dove si vince il pallone e la bicicletta c'entrano tutte le feste democratiche d'Italia. Le parole che state per leggere le ha scritte un ragazzo che va ancora a scuola, e che si mette la sveglia un'ora prima per andare davanti alle fabbriche a rischio chiusura, anche se gli amici grillini gli dicono che il suo Pd si è dimenticato gli operai. Enrico sarà ancora qui quando Berlusconi non ci sarà più, perché così è la vita. E il pensiero mi riempie di un'allegria indicibile. No, non il pensiero di Berlusconi che non ci sarà più, ma quello di Enrico che sarà uomo, padre, politico e militante quando non ci sarà più un governo colluso con la Mafia e chi lo fischia e chi censura chi fischia, e chi censura chi censura chi fischia. Perché dopo i fischi, e dopo altri fischi, e dopo altri fischi ancora, ci sarà da costruir su macerie, come dice Guccini. E bisognerebbe trovare la forza di farlo subito, adesso, e siamo in molti a provarci ma mica è facile e perciò finisce che ci buttiamo giù. Ma sapete una cosa? Mi mette un allegria addosso pensare comunque vada, domani, toccherà a quelli come Enrico, che guarda un po' si chiama pure così.
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