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 Cristina Ruffato comincia a scoprire le sue carte: pochi punti di un programma concreto e pragmatico che vanno a delineare la chiara idea di un Veneto rinnovato, in cui la politica, le istituzioni e soprattutto l'economia tornino ad essere al servizio della persona. Uno dei punti chiave è il piano energetico regionale, sulla base dello studio dei fabbisogni e delle opportunità di una produzione basata su fonti sostenibili sia per l'ambiente che per i cittadini. In questo contesto si inserisce questo articolo che non lascia spazio ai dubbi su cosa lei pensi dell'opzione nucleare cui lavora ostinatamente il ministro Scajola. Il nucleare è una vera risorsa?
"Da un recente studio dell’Enea, confermato dai dati dell’Università Bocconi di Milano e del Centro Europeo di Ricerche, emerge con chiarezza l’orientamento degli italiani in merito alla questione dell’energia nucleare. Secondo questo studio, infatti, l’80 per cento degli italiani si esprime favorevolmente all’utilizzo delle energie rinnovabili per la produzione di energia elettrica; i sostenitori dell’energia nucleare risultano essere solo il 14 per cento. Sarebbe sufficiente questo dato per orientare la discussione politica verso la scelta delle energie rinnovabili come opzione prioritaria e unica nel piano energetico nazionale e nelle realtà locali. Alcuni dati sono significativi e sintomatici di una politica inadeguata e superficiale del nostro Governo nel settore energetico: innanzitutto i costi preventivati per la realizzazione delle 4 centrali previste, in secondo luogo i tempi di realizzazione (per ottenere il primo kw si dovrebbe attendere almeno il 2020) e infine la copertura energetica ricavata che nella migliore delle ipotesi dovrebbe corrispondere a non più del 4,5% del fabbisogno nazionale. Un investimento sproporzionato rispetto ai benefici, faraonico nelle proporzioni rispetto ai costi delle energie rinnovabili e, infine, preoccupante e discutibile per quanto riguarda l’impatto ambientale e lo smaltimento delle scorie. Riassumiamo alcune cifre a scopo esemplificativo:
- 25 miliardi di euro il costo di quattro reattori nucleari
- 2020 l’anno in cui il primo reattore sarà in funzione
- 4,5% la copertura energetica prevista
- 250.000 i posti di lavori prodotti in Italia con investimenti nelle energie rinnovabili
I primi di febbraio la Giunta Regionale ha respinto con 24 voti contrari la richiesta delle opposizioni nel dire No al nucleare. Il gruppo consigliare del centrosinistra, attraverso la proposta di un articolo aggiuntivo alla legge finanziaria, ha tentato di far promulgare dall’aula consiliare il principio in base al quale il territorio della Regione Veneto “è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi”, in considerazione “dell’elevato tasso di antropizzazione, del rischio sismico e idrogeologico, dell’antieconomicità e dei margini di rischio connessi all’uso di reattori nucleari di terza generazione”. Qualcuno potrebbe obbiettare che il PdL e la Lega di fatto non si esprimono favorevolmente al nucleare in Veneto, ma respingono l’opzione dell’essere contrari; una sottile differenza, una fine disquisizione politica di alta diplomazia ed equilibrismo ai margini della schizofrenia, formulata con evidenza anche in seno al Governo dal ministro Zaia che si è recentemente dichiarato favorevole al nucleare purché non in Veneto.
Rispetto a queste chiare prese di posizione i Veneti, i cittadini di Porto Tolle, di Chioggia, di Rosolina dormano sonni tranquilli: il loro futuro e quello dei loro figli sono in buone mani!"
Cristina Ruffato http://cristinaruffato.blogspot.com/ |