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Crisi finanziara, note dalla serata di Marano

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Marano, 18 novembre, a cura di Paolo Sartore

Grande occasione per approfondire il tema della crisi economico-finanziaria quella che si è avuta a Marano nella seconda delle serate a tema proposte dal circolo del Partito Democratico. A poche ore dalla discussione in parlamento del disegno di legge di conversione del decreto del 9 ottobre 2008, sulla stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, l’esigenza di comprendere le dinamiche della crisi e le conseguenze per la società rendeva necessario un approfondimento.

Invitato dal coordinatore di circolo Paolo Tracanzan ad aprire la carrellata di interventi, il presidente regionale del Codacons Franco Conte ha messo in luce l’importante ruolo delle associazioni dei consumatori  nel compito di riportare entro criteri di equilibrio e di reciproca fiducia il rapporto tra istituti bancari e i loro clienti. Gli studi in materia legale portati avanti da Codacons con l’obiettivo di ottenere “sentenze pilota” che rompano certi schemi di disequilibrio, danno origine a prassi che offrono vantaggi a tutti i consumatori. Così battaglie storiche come quella sull’anatocismo oppure sulla soglia al di sopra della quale il tasso di interesse è considerato usuraio ne sono un esempio. Non meno importanti le battaglie odierne come quella sul rispetto della legge in materia di trasferimento dei mutui. E ancora le battaglie da vincere, come quella sul massimo scoperto, da molte parti considerato scarsamente trasparente, e quella sul consenso responsabile, ovvero la ricerca di forme alternative alla sottoscrizione di contratti basata sulla firma di un numero enorme di documenti difficilmente comprensibili dal cliente medio.
Il problema fondamentale per un consumatore vittima di un abuso, ha sottolineato Franco Conte, è che il più delle volte non è in grado di sostenere le spese legali. Le associazioni come Codacons offrono in alcuni di questi casi servizi senza costi aggiuntivi e in ogni caso sono fonte importante di informazioni per il consumatore disorientato.

La parola è poi passata a Riccardo Milano, responsabile delle relazioni culturali di Banca Etica, che ha esordito ringraziando il circolo di Marano perché le occasioni nelle quali i partiti hanno dimostrato interesse per l’istituto bancario etico sono state purtroppo poche.
Uno scenario davvero preoccupante quello disegnato dalle parole di Riccardo Milano: la crisi sarà lunga, le vere influenze sull’economia reale si vedranno quando le aziende inizieranno a presentare i prossimi bilanci. La politica è in ritardo nell’affrontare la questione e lo può fare ora solo con misure di contenimento quando ormai il danno è fatto. Ma d’altra parte, si chiede Milano coinvolgendo tutti i presenti al cinema Campana, quali sono state le differenze tra la politiche economiche dei governi di destra quelli di sinistra in Europa negli ultimi 15 anni? Al di là della provocazione, il messaggio è che una volta dichiarato il fallimento delle economie pianificate, la deregolamentazione e l’affidamento incondizionato alle dinamiche del mercato sono stati accettati da gran parte degli schieramenti politici senza immaginare che quella che stiamo attraversando sarebbe potuta esserne una conseguenza.
La nascita di Banca Etica in tempi non sospetti (siamo negli anni ‘90) è dovuta probabilmente al mercato stesso e può essere interpretata a posteriori come un campanello d’allarme, segno di una esigenza crescente.
Tornando alla crisi, il responsabile delle relazioni culturali di Banca Etica ha dato una possibile lettura spiegando come esistano due cause, una prossima e una remota. La causa prossima è da ricercare nei mutui cosiddetti subprime,  concessi in condizioni particolarmente rischiose di insolvenza. La causa remota è invece da ricercare in una combinazione di fattori verificatesi negli Stati Uniti che comprendevano un basso costo del denaro e quindi una economia basata eccessivamente sul debito, un andamento di crescita costante dei valori nel mercato immobiliare, che rendeva sempre più vasto il fenomeno dell’accesso al credito per l’acquisto della casa. E infine ai tecnicismi inventati dalle principali banche d’affari, come la cartolarizzazione, cioè nella sua accezione più negativa, l’impacchettamento dei crediti ad alto rischio emessi in prodotti finanziari rivenduti a piccoli investitori. Un regime di questo tipo ha garantito grandi rendite per coloro che sono riusciti a sfruttarlo ma si è rivelato essere non sostenibile. La situazione attuale è caratterizzata da una carenza generalizzata di liquidità. Le aziende faticano ad ottenere finanziamenti dalle banche, le difficoltà nel sistema produttivo si riperquotono anche nel mercato del lavoro e nei salari, i consumi diminuiscono e così via.

Analizzate le cause e delineta una prospettiva così buia, entrambi i relatori sono stati concordi nel ritenere che uscire dalla crisi vorrà dire ristabilire la fiducia tra i vari attori del panorama economico-finanzirio. Fiducia dunque come valore fondamentale nelle relazioni all’interno della società. Fiducia che è stata minata nel momento in cui, in nome del guadagno facile offerto dalla finanza fine a se stessa, sono state nascoste alcune verità.

Ma chi dovrà gestire la crisi? Chi dovrà proporre la nuova dottrina economica che permetterà di evitare gli errori del passato si chiede Riccardo Milano. La risposta sta in una maggiore partecipazione della società civile, una presa di coscienza diffusa che favorisca il sorgere di atteggiamenti virtuosi all’interno di una economia sociale di mercato.