Eventi

«Febbraio 2012»
LunMarMerGioVenSabDom
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
272829    

Dalla Protesta alla Proposta: il Prac

( parole chiave: )

Sintesi della serata (16 febbario) di Villaverla  - a cura di Diego Retis

L’oro bianco della pianura continua a far gola.

Sta arrivando in Consiglio della Regione Veneto la discussa proposta di legge di riordino delle attività estrattive, noto come Piano Cave o semplicemente Prac.

Dopo 27 anni dalla precedente legge sulle attività estrattiva di Sabbie e Ghiaie, la Regione vuole ridare al territorio una nuova mappa per l’estrazione del suo tesoro di pianura.
Il riordino prevede nel prossimo ventennio un aumento delle attività estrattive consistente con la Provincia di Treviso in testa e Verona e Vicenza a seguire.
Il Piano suddivide la regione in Insiemi Estrattivi suddivisi a loro volta in Ate (Ambiti territoriali estrattivi) e ancora cave singole.
Il cosiddetto “Piano Cave” prevede di estrarre dal territorio regionale qualcosa come 15.984.446 metri cubi all’ anno per soddisfare i fabbisogni di nuove edificazioni e per le nuove infrastrutture pubbliche.
Solo nel vicentino si potrà pensare di poter estrarre qualcosa come 2,320.500 metri cubi per il 60 % da ampliamenti di cave esistenti, il restante 40 % da nuovi siti.

Dal primo tentativo di riordino tentato nel 2003, il Piano ha subito moltissime variazioni: in questi anni sono arrivate in Regione centinaia di osservazioni, ma comunque nella sostanza il Piano è rimasto quel che era.
La legge prevede di ampliare quanto possibile le aree già utilizzate da precedenti escavazioni, oltre alle concessioni di nuovi scavi.
Tutto questo permettendo di scavare anche al di sotto della falda acquifera, possibilità che non concedeva  la precedente legge.

Unica concessione all’ ambiente: la riqualificazione del dopo cava, ma intesa non come ripristino ambientale, ma come riutilizzo dell’area nel senso anche di nuove costruzioni edilizie all’interno dell’area di cava.
La cosa sottolineata dal Piano è la tutela delle attività delle imprese estrattive con la garanzie di continuare nel tempo la produzione di inerti per il mantenimento dei livelli occupazionali.

 

Ormai l’iter della legge sta arrivando in Consiglio della Regione Veneto e a Villaverla, lunedì 16 febbraio, il gruppo consigliare regionale del PD ha voluto analizzare, con il folto pubblico presente nella sala della Biblioteca civica, le prospettive ambientali e urbanistiche del Prac.
Folto anche il numero dei relatori che si sono alternati nel commentare la proposta di legge tra cui anche alcuni tecnici come l’agronomo Paolo Giandon che già pone forti critiche al Piano.
“Stiamo consumando troppo territorio”, dice, "e circa il 30 per cento della superficie veneta è ormai irrimediabilmente condannato dalle costruzioni".
E solo le cave nel vicentino consumano, secondo le previsioni del piano, più di 35 chilometri quadrati.
Anche se il Piano prevede che una parte del fabbisogno per le opere venga dal riciclo dei materiali inerti (il 6-7 % del fabbisogno regionale, qualcosa come 1 milione di metri cubi all’ anno) si dovrebbe prevedere un maggior utilizzo dei detriti da aree non di pregio e con la manutenzione degli alvei dei fiumi si potrebbe ottenere circa il 18 % del totale delle ghiaie da estrarre.
“E’ solo business” commenta il vicepresidente della 3^ commissione regionale Attività produttive, Lucio Tiozzo che farà solo gli interessi delle aziende estrattive.

Serve più equilibrio tra le esigenze di ottenere materiale inerte e la salvaguardia ambientale.
Inoltre il “Piano Cave” non ascolta il territorio locale.

Per Federico Ginato, responsabile provinciale per gli Enti Locali del PD, il PRAC sovrasta anche i Piani Territoriali locali, Pat o Pati con il rischio concreto di obbligare i Comuni a fare delle varianti sui documenti di programmazione locali già votati ed approvati dalla stessa Regione.
Sono a rischio quindi le aree a vocazione ambientale se queste rientrano nelle mire degli appetiti estrattivi.
Condivide l’opinione anche il consigliere regionale Claudio Rizzato che insiste sulla necessità di un ruolo attivo dei Comuni e delle Province sulla gestione delle attività di estrazione delle ghiaie.
Troppo poco pensare che le Province hanno solo il dovere di vigilare sulle attività produttive delle cave con delle semplici verifiche di controllo.
Anche la norma del consumo del 3% massimo consentito di sfruttamento di territorio in un comune viene eluso.
Proprio una osservazione arrivata in Regione da un comitato spontaneo di Montecchio Precalcino che sottolineava l’eccessivo consumo di terreno è stata bocciata dai tecnici che hanno redatto la proposta di legge con la giustificazione di migliorare la futura riqualificazione ambientale.
Anche se la proposta di legge dell’ assessore Chisso non prevede l’asportazione dei detriti calcarei, materiali che si trovano nei versanti montani, Giulio Ceribella sindaco di Velo d’Astico lancia l’allarme: un raggruppamento di aziende hanno già acquistato quasi 50 ettari di montagna lungo il versante della frana Brustolè del monte Pria Forà a Velo d’ Astico.
L’intenzione è quello di asportare 1 milione di metri cubi all’ anno, detriti che la natura sposta con l’erosione delle acque in un millennio.
Secondo i cavatori non ci sono rischi, anzi si tratta di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza dell’ area,
Ipotesi contestata dal sindaco Ceribella che alla luce dei dati forniti dalle misure effettuate in dieci anni dall’Università di Bologna c’è il rischio concreto di uno scivolamento della massa sommitale della montagna verso valle pari a 300.000.000 di metri cubi di materiale calcareo mettendo così a repentaglio la sicurezza dei residenti di Velo e Arsiero.
Insomma, in sintesi, la pianura, già groviera, verrà bucata ancor di più, e le montagne franeranno a valle: una ipotesi inquietante per un territorio già martoriato da 30 anni di disgrazie e di speculazioni, dove spesso le comunità rimangono inascoltate come il sindaco di Carpanè che chiede da tempo il rispetto del vincolo di una zona montana lungo il fiume Brenta da anni interessata da una miniera.

Il PD, per voce di Franco Frigo, componente della 2^ commissione Urbanistica del consiglio regionale, propone innanzitutto di contenere i processi di escavazione mantenendo uno strato di sabbie sopra la falda acquifera e i siti arrivati ad esaurimento debbono tornare sotto il controllo pubblico dei Comuni.
“ Siamo nelle condizioni di fare una buona legge”, continua Frigo,” mancando in questo momento storico le pressioni economiche”
Infatti, lo stesso documento del Piano Cave ammette una contrazione del consumo di materiali inerti per effetto della crisi economica globale valutata del 6 %.
E’ importante fare serie valutazioni di impatto territoriale prima che la pianura venga inutilmente distrutta dalla sete di guadagno di pochi (l’un percento) a scapito della collettività e delle generazioni future.
Un guadagno che può diventare ancora più alto vista la possibilità concreta di poter utilizzare la voragine in nuova terra di conquista del cemento armato.

 

Diego Retis, coord. circolo di Montecchio Prec.

 

Nota tecnica: a fine serata è stato distribuito un dvd che illustra il piano cave nel dettaglio, chi ne volesse avere una copia, non ha che da chiederla a moderatori@iodemocratico.it, indicando il proprio indirizzo, e noi gireremo la richiesta al gruppo consiliare regionale che avrà cura di spedirvela