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Per molte famiglie Pasqua è occasione di ritrovo attorno ad una tavola imbandita di tradizioni, vino e racconti dei nonni. Come spesso capita, per smaltire i fiumi di vino rosso, l'arrosto e l'agnello, quest'anno siamo finiti a passaggiare tra le case della periferia breganzese. Arrivati al campetto da pallacanestro del parchetto pubblico ci siamo avvicinati ad un gruppo di quindicenni e abbiamo chiesto di giocare. "A quali regole?" ci chiedono; "Beh, alle vostre", del resto ci 'ospitavano' loro.
2 venticinquenni che giocano con 4 quindicenni al parchetto. Nonostante la differenza di età e centimetri ci fanno sudare davvero, ci si diverte. Dopo una mezz'ora, due dei ragazzini si scambiano qualche battuta incomprensibile, chiedo che lingua sia. "Io sono Serbo, sai". "Ah, bastava dirlo prima, ora capisco perché stiamo perdendo" (la scuola slava è una delle migliori per la pallacanestro da sempre).
Si sgomita e si suda ancora per un po' e ce ne andiamo sfiniti, ma con una conferma ed un messaggio ai piani alti dei partiti: L'integrazione si fa distante dalle camere e dai consigli, si fa direttamente sul campo, meglio se un piccolo playground di periferia. |