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Il governo sulla crisi? Boh, intanto svendiamo Fincantieri

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Da tempo la televisione ci bombarda di notizie, reportage ed un sacco di balle sulla crisi finanziaria ed economica più grave del secolo.
Il governo che fa? Un libero cittadino avrebbe il diritto di pensare che nelle sala dei bottoni di palazzo Chigi, si registri in questi giorni un impressionante via vai di esperti, analisti, banchieri, manager che possano portare consigli e studi competenti ai politici.
Ebbene Berlusconi, anzichè studiare piani di intervento e dare un'immagine di competenza, continua a proferire dichiarazioni inutili e stupide con la solita delicatezza degna del miglior Gheddafi.
 
"No ai soldi sotto il materasso - intima il presidente Berlusconi - Guai ad abbandonare i conti correnti. Tranquilli, le azioni risaliranno. Comprate Mediaset. Sposatevi uno ricco."
10 ottobre, la Repubblica

 

 sul piano improvvisato, da 80 miliardi di euro, dice:

«Si tratta di misure - conclude - secondo la media europea e coerenti con i nostri conti pubblici»
smentito dal financial times:
"Degli 80 miliardi di euro – sintetizza il quotidiano economico britannico - la metà erano stati assegnati dall'Unione europea su un arco di tre anni per l'ambiente, la ricerca e lo sviluppo. Separatamente, 16 miliardi saranno ridiretti verso la spesa infrastrutturale, con 12 miliardi provenienti dall'Ue e 4 miliardi dal project financing. (...) Il Financial Times cita Pierluigi Bersani, che ha accusato il governo di «spostare carri armati di cartone per la parata»"
18 novembre, il  sole 24ore
 
 fotomontaggio

sulla crisi dei consumi:

"Le imprese si reggono sui consumi. E' perciò sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo", cioè i consumatori ricomincino a spendere.
23 novembre, la Repubbluca
 
E il governo che fa? convoca gli advisory ed inserisce nel Dpef la collocazione in borsa di Fincantieri, la grande società che costruisce navi, controllata al 98% dal Ministero del Tesoro.
E' vero che il dossier di studio dell'operazione era stato avviato dal governo Prodi, ma nell'estate 2007, con i listini ai massimi, non certo comparabile con la situazione attuale di prezzi minimi.
Le previsioni di bilancio di Fincantieri del 2008 parlano chiaro: è una delle realtà produttive più in salute nel nostro paese e, nonostante la crisi, continua a fare utili e ricevere ordini per nuove navi (il sole 24ore).
 
Che il momento sia sfavorevole per privatizzare in borsa le grandi società pubbliche non ci sono dubbi, ma come dobbiamo giudicare l'operato del governo?
- o il governo pensa solamente a far cassa, svendendo palesemente una delle migliori società che controlla, palese dimostrazione di incompetenza;
- oppure il governo pensa di cogliere l'occasione per fare un nuovo regalo ai grandi gruppi d'investimento, dopo aver regalato Alitalia alla cordata amica, dimostrando malafede.
Ai posteri la dolorosa sentenza.