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Intelligenza politica

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Ne circola così poca in giro negli ultimi anni che noi pensiamo sia utile e rinfrancante segnalare una mosca bianca particolrmente dotata (che poi a ben guardare così bianca non è.. però si sa il ritornello "chi c'ha voglia di cercare il volto nuovo? tanto poi ci pensano sempre i vecchi leader.."; ci chiediamo se sarà poi meglio avere una sfera di cristallo o muovere il sedere da subito..mah!).

Martedì 24 marzo esce su Europa un articolo firmato da Pippo Civati, titolo: "Se bastasse avere trent’anni".

Debora Serracchiani sta in quelle ore ricevendo le lodi di tutti gli attivisti locali d'Italia (il gruppo facebook "quelli che avrebbero detto proprio le stesse cose di Debora Serracchiani" conta ad oggi olre 1.700 membri!!   notate il nome.. "quelli che avrebbero detto proprio le stesse cose": più radicamento di così, più Partito unico di così, più sentire colllettivo di così!) e Civati analizza cosa significa avere trent'anni ed essere un "volto nuovo" del PD.


A voi il testo, vediamo se il vostro giudizio si avvicina al nostro (che magari gli imbecilli siamo proprio noi, oltre che il povero Pippo.. lui non ce ne vorrà.. speriamo!)

 

 

 
GIUSEPPE CIVATI

Luciano Nobili sabato su questo giornale ha parlato dei numerosi attacchi gratuiti che Matteo Renzi ha ricevuto nelle scorse settimane: attacchi “da fuoco amico”, come sempre accade nella migliore tradizione del centrosinistra italiano. Si chiedeva, Nobili, dove fossero i protagonisti di “Uccidere il padre” e perché non si schierassero con lui, in nome della difesa della generazione politica che sta facendo faticosamente capolino nel dibattito politico nazionale.
Mi permetto di rispondere per chiarezza e per evitare che il silenzio sia vissuto come una sorta di assenso e di conferma soprattutto dai fini analisti politici che non vedono l’ora che si litighi tra i giovani esattamente come per anni è successo tra gli “adulti” (e come se noi, tra l’altro, adulti non lo fossimo). Nessuno, però, si insospettisca soltanto perché uno juventino interviene a proposito di un tifoso viola, con tanto di maglione in tinta. L’excusatio, in questo caso, è più che petita. Potrei rispondere con una banalità: non dobbiamo schierarci con Renzi perché ci pare che sappia difendersi benissimo da solo, come ha dimostrato di saper fare con una rotondissima vittoria alle primarie e con un metodo brusco ma certamente trasparente e limpido, assumendosi tutte le responsabilità delle proprie iniziative e delle proprie azioni.
L’aspetto di quella competizione che ha colpito tutti è che Renzi non si sia misurato da cooptato, né sia stato premiato in nome di chissà quale fedeltà, ma abbia giocato la propria partita in grande stile e senza tentennamenti: rischiando in proprio, come accade molto raramente (diciamocelo: praticamente mai). Questo è un metodo nel quale ci riconosciamo, al di fuori di quote e lottizzazioni per cui proviamo un sincero fastidio.
Il ricambio così concepito e interpretato piace e piace molto.
In generale, aggiungerei, siamo al fianco di Renzi nella sua sfida elettorale, come dovrebbe fare tutto il Pd senza troppi distinguo e senza dare il via a quelle scaramucce a cui qualcuno è da sempre tanto affezionato e che fanno puntualmente il gioco degli avversari.
Personalmente, c’è qualcosa di quello che Renzi sostiene e pensa che non condivido e credo che per lui sia lo stesso nei confronti di altri trentenni del Pd. E non capisco perché dovremmo essere tutti d’accordo, solo perché abbiamo la stessa età, o tutti in disaccordo solo perché lui è cattolico e molti di noi si dichiarano laici ovvero perché legati a questa o quella corrente (quale? ancora?): mi sembra una rappresentazione vecchia, passatemi il termine, e molto lontana dalla realtà.
Posso assicurare che, in ogni caso, vivremo in modo molto sereno le nostre differenze e, se ci sarà occasione, ne discuteremo alla luce del sole, con metodi molto diversi rispetto al passato, senza certamente scadere in quel personalismo che ha devastato il centrosinistra negli anni precedenti.

Vorremmo imparare dagli errori, i nostri e quelli di tutti coloro che ci hanno preceduto, all’insegna di una stagione politica nuova di cui Renzi sarà certamente uno dei protagonisti. Non lo facciamo in ragione dell’età e di qualche interesse generazionale, ma in nome di una nuova mentalità, proprio quella di cui ha parlato Debora Serracchiani a Roma, sabato scorso, nell’intervento più applaudito della giornata. E non è un caso che sia stato così.