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La Direzione nazionale PD del 19: dal diario dell'on. Mogherini

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Proponiamo alcuni stralci del diario di Federica Mogherini, deputata eletta nella nostra zona, sulla direzione nazionale PD di venerdì, che ha voluto fare chiarezza sul difficile momento del Partito. In allegato trovate l'intervento di Veltroni.
 
Federica Mogherini:
La direzione non e’ andata male. Ho trovato la relazione netta su molti punti, chiara oltre le mie aspettative. Temevo che la “questione morale” fornisse un alibi per non affrontare i nodi politici che dobbiamo sciogliere – quelli del profilo, della proposta -, e che ci spingesse a trovare una superficiale “unità” che nei tempi di difficoltà è sì forse necessaria ma non sufficiente. Invece Veltroni e’ stato netto su molti punti, dai temi dell’assetto istituzionale a quelli economici e sociali, dalle proposte per un nuovo welfare a quelle sulla rivoluzione verde.
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Per questo mi riesce difficile dire “con chi” mi sono trovata in sintonia, ma piuttosto con quali temi, preoccupazioni, indicazioni, sollevate da interventi diversi.
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La necessita’ di allineare la pratica alla teoria, la realta’ quotidiana alla evocazione dell’ambizione, sui due elementi che hanno determinato la nascita del PD, la sua necessita’ storica: l’elaborazione di un pensiero nuovo, capace di uscire dal ‘900, leggere il mondo per com’è oggi e portare ad un profilo e ad una proposta innovativa (le idee); il ritrovare il senso dell’impegno politico
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Io credo che l’innovazione politica abbia bisogno di luoghi/persone che lavorino seriamente ed in modo coordinato all’elaborazione. Che non significa che si chiudono 15 saggi in una stanza e non li si fa uscire finchè non hanno scritto l’ennesimo documento panacea – al contrario, significa che su ogni tema ed ogni aspetto della vita della comunità e del Paese bisogna sapersi relazionare con chi nella societa’ lavora o ha interessi o interesse (le due cose non necessariamente coincidono), ascoltare, studiare, capire, far emergere le idee e/o le pulsioni che la pluralità culturale del nostro partito comprende in sè (e dico senza ironia alcuna che questa è una vera ricchezza), e poi farne una sintesi.
(...)
Gli strumenti. Quelli di partito – il partito esiste? Non esiste? Io credo che esista, e che abbia fatto bene Maurizio Martina (in uno degli interventi migliori della direzione) a ricordare che ogni volta che diciamo il contrario offendiamo i milioni di persone che “si sentono”, e sono, e fanno, il PD. Quello che non c’è, è “il partito” come luogo di coordinamento della elaborazione politica (di “definizione della linea”, per dirla con un’espressione un po’ antica ma molto chiara).
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Gli strumenti, quelli umani. Il rinnovamento, i “giovani”. Ieri, a parte Maurizio Martina, mi pare non sia intervenuto nessuno sotto i 45 anni. Io stessa non ho chiesto di parlare. Perché? Forse perchè la discussione di ieri serviva a fare i conti con il passato, più che a disegnare il futuro, e ci riguardava poco. Lo sguardo era alla storia, ai decenni che ci sono alle spalle, alle radici, alla loro forza ed alla loro inadeguatezza. Non dico che non serva, anzi. E’ come quando si fanno sfiatare i termosifoni all’inizio della stagione invernale: prima di accenderli bisogna far uscire l’aria. Ne è uscita parecchia - forse non tutta. Speriamo che adesso si sia pronti. E che come ha detto Maurizio, si entri in un tempo di moratoria dei discorsi sul rinnovamento, e lo si pratichi. Senza retorica, con normalità. Non perche’ i “giovani” siano meglio dei “vecchi”, ma semplicemente perché è normale che si facciano cose insieme, per pari opportunita’ di accesso, per un criterio sano di rappresentanza, per inserire punti di vista ed esperienze di vita più ricche, differenti – e per poter essere credibili quando si parla di sbloccare un’Italia gerontocratica. Trovo odioso il nuovismo, ipocrita quanto la sua critica (credo che Veltroni abbia detto piu’ o meno queste parole, le condivido). I gruppi dirigenti vanno formati, messi alla prova, selezionati, proposti al Paese. Va adottato un criterio di merito, di lealtà piuttosto che di fedeltà. Di etica pubblica, senso della politica come servizio alla comunità. Capacita' di lavorare in gruppo. Va valorizzato il rapporto con il mondo reale, fuori dai palazzi e dai partiti, la vita vera: con i territori ma anche con quelle “constituencies” che sono piu’ tematiche che legate ad un territorio particolare.

Niente di nuovo, in realta’. E’ che ora va fatto.
 
Dal blog di Federica Mogherini: http://blogmog.ilcannocchiale.it/

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