|

Lettera aperta di Cristina Ruffato: Donne al lavoro o lavoro da donne?
Da una recente elaborazione di dati dell’Istat e dell’Isfol da parte della società Manageritalia emerge con chiarezza una fotografia infelice della situazione generale della donna rispetto al mondo del lavoro. I dati di questa ricerca sono eloquenti: l’occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni in Italia è di 12 punti inferiore a quella europea ( il 46% contro il 58% nel terzo trimestre 2009). - Le donne senza figli sono presenti nel mondo del lavoro per il 65% ( contro il 76% della media europea)
- Le donne con un figlio sono presenti al 60%
- Le donne con due figli sono presenti al 54%
- Le donne con tre o più figli sono presenti al 42%
E’ evidente quindi che il tasso di occupazione delle donne cala drasticamente con l’aumentare della prole e diventa sempre più complicato il mantenimento del posto di lavoro con il crescere dell’età dei figli. Se prima della nascita dei figli lavorano dunque circa due donne su tre, dopo la maternità l’abbandono del posto di lavoro è pari a circa il 27% delle donne occupate. Le donne lasciano il posto di lavoro perché costrette a anteporre il loro ruolo di madre a quello professionale in una generale carenza di servizi e strutture per l’infanzia o perché tornate al lavoro subiscono un progressivo logoramento o un vero e proprio mobbing che le induce a lasciare. Sono vari infatti i mezzi per convincere una persona ad abbandonare il proprio posto di lavoro: la deresponsabilizzazione rispetto a compiti in precedenza assegnati, l’isolamento tacito da un gruppo, l’ostilità programmata e la squalifica generale, la dissuasione esplicita ad intraprendere nuovi progetti ecc… Alle difficoltà soggettive e interne al proprio ambito professionale si associano inevitabilmente le difficoltà oggettive e sociali nel trovare un aiuto concreto nell’allevare i propri figli pur continuando a lavorare. La carenza di asili nido nel nostro Paese è risaputa; esistono, è vero, delle strutture private spesso senza aiuti delle amministrazioni comunali che risultano però essere estremamente onerose per le famiglie. In ambito politico e amministrativo regionale deve crescere la convinzione che aiutare le donne e le famiglie nella gestione dei propri figli non è solo un dovere morale e sociale ma un investimento che può generare un volano economico di sicuro ritorno nel sistema produttivo reale. Nella situazione economica in cui versa il nostro Paese non c’è da stupirsi che molte coppie di fronte all’alternativa tra un secondo stipendio e la nascita di un figlio scelgano amaramente la prima ipotesi. Chissà con che gioia nel cuore….! Cristina Ruffato foto tratta da sorelleditalia.net |
La voce delle donne
Cosa significa rivestire il ruolo di sindaco essendo donna?… Ci sono caratteristiche che vengono dalla storia e dalla cultura delle persone, siano esse indifferentemente uomini o donne e ci sono altre che invece si ritrovano presenti, più frequentemente, in uno dei due generi.
Il mio modo di intendere politica e amministrazione pubblica, ma soprattutto il metodo scelto per amministrare mi sembrano diversi, a volte profondamente diversi, rispetto a quelli dei miei predecessori o a quelli di altri colleghi; diversi sono anche gli strumenti adottati e taluni obiettivi prefissati.
C’è attenzione alle persone perché considero essere queste il vero patrimonio amministrato: cittadini a pieno titolo dal più piccolo al più anziano, dal più umile al più ricco compreso il personale dipendente al quale chiedo con chiarezza e decisione di operare nel rispetto di tutti e di impegnarsi seriamente nel servizio alla città.
Ho scelto di essere d’esempio nel lavoro di ogni giorno che deve risultare proficuo e determinato a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati considerando l’esempio appunto il migliore e più efficace strumento di traino e di reale condivisione dei problemi; pochi sono gli ordini impartiti dall’alto, non c’è l’autorità precostituita alla quale avvicinarsi con ogni precauzione e alla quale spettino onore e privilegi. Il senso del mandato è proprio nello stare tra la gente, nel trovare le soluzioni ai problemi, nel lavorare con interesse e pervicacia volte a raggiungere lo scopo finale del benessere fisico e morale di ogni singolo concittadino Montebellunese.
Questa forma mentis deriva da una storia millenaria che ha visto le donne assumere in capo a se stesse, quasi sempre e solo doveri e responsabilità senza l’abitudine a chiedere qualcosa in cambio; le figure femminili sono state e sono struttura portante del tessuto della società: nella famiglia e nel lavoro - e quindi risultano presenti, affidabili e rigorose - perché questo e’ necessario per progredire, permettere la pacifica convivenza e sperare in un futuro per i propri figli. La pace e il senso del futuro sono vorrei dire “naturalmente” quasi fisicamente proprie della mentalità femminile.
Un po’ sentinelle un po’ muli, un po’ poetesse e filosofe un po’ economiste e ingegnere… Difficile schedarle con precisione, poco inclini come sono ad una appartenenza acritica. Libere nel pensiero e nell’azione e coscienti che il valore delle cose è nel metodo con il quale si ottengono. Attente ai contesti e ai particolari, alla delicatezza dell’insieme, al pensiero che vola e arriva a meta, ai simbolismi.
Mi torna alla mente quale rappresentazione della diversità di approccio un luogo migrante che si chiama “il circo Bidone”, è un circo francese poetico e molto spettacolare insieme, lì ci sono i clown, come in ogni circo ma in luogo dei leoni e degli elefanti ci sono galline, gatti e cani. La differenza sta nella grande semplicità con la quale vengono fatti lavorare animali comuni, ovvi e casalinghi che pare abbiano sposato questo vivere in simbiosi con gli uomini e le donne del circo. Pare che nessuno ammaestri e domini e che nessuno venga ammaestrato ma che l’aria sia pregna di poesia e autenticità, lo spettatore ride e si diverte e il senso vero del circo è in quello spettacolo semplice e diretto, dove ognuno ha il suo ruolo e tutti imparano a sorridere di se stessi, come in un film di Fellini.
Ecco c’è tanta idealità dietro l’azione femminile, certo c’è coraggio e onestà, attenzione all’ambiente, al futuro e gioia di rendersi utili ma anche il senso, profondo, della vita con le sue luci e le sue ombre: l’ironia che nasce dal comprendere la relatività del valore dei beni materiali, che sviluppa la sensibilità verso i più sfortunati e la determinazione contro le ingiustizie.
Come diceva Helmut Kohl, e citiamo pure un uomo, quando fu insignito del premio De Gasperi, “Solo gli idealisti sanno essere realisti, anche quando si è capaci di sognare resta comunque difficile realizzare una decente quotidianità figuriamo se si nasce già cinici e sconfitti”.
La politica al femminile è un orizzonte e quindi idealità e sogno, ma la quotidianità per raggiungerlo è data dal lavoro e da molta, molta concretezza.
Laura Puppato
Debora Zardo, Comitato Laura Puppato