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La PAURA della democrazia & la VITTORIA della democrazia

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Il Consiglio di Stato c’ha bloccato il referendum. Triste epilogo di una storia lunga anni in cui si capisce una volta di più l’impotenza della “democrazia”, ossia “potere del popolo” (da démos, popolo e cràtos, potere)

Non voglio soffermarmi sulla decisione per quanto riguarda l’aspetto politico. Credo che i nostri rappresentanti esprimano già in autonomia il pensiero di tutti, in questo triste momento.

Mi preme invece sottolineare un altro aspetto, che da quello che leggo in questi giorni, più persone lo stanno ribadendo, tra le quali lo stesso Sindaco di Vicenza, Achille Variati.

Se c’era un significato che questo referendum poteva avere era quello di dare finalmente la voce ai cittadini.
Per la prima volta in questi anni si sarebbero interpellate quelle persone che lo vivono, il territorio. Che devono sorbirsi la nascita di questo nuovo stabilimento, che non hanno avuto voce in capitolo, in nessuno dei passaggi di questa assurda storia.
Interessi nazionali al di sopra di volontà cittadine.
E allora è proprio vero che molte volte la Democrazia fa paura. Fa paura perchè tra le motivazioni per le quali è stato bocciato, oltre all’oggetto ritenuto “un auspicio irrealizzabile”, c’è la motivazione che dice:

“La consultazione appare comunque inutile, ove si volesse assumere una sua connotazione “patrimoniale”, giacché non occorrono sondaggi per accertare la volontà positiva di ogni cittadino di accrescere il patrimonio del Comune di appartenenza, al pari di quanto potrebbe verificarsi se si proponesse un quesito su un ipotetico vantaggio patrimoniale individuale e/o collettivo»”

un modo tecnico, elegante, per dire che è inutile fare questo referendum perchè si sa che la maggioranza avrebbe risposto favorevolmente.

INUTILE

Leggendo bene capiamo che non è per la non fattibilità dell’operazione, ma perchè non si vuole dare l’UFFICIALITA’ a quella voce che è di Vicenza e che dice di No a questa base e che dice di Sì a Vicenza come unica a dover decidere su aspetti del genere. E’ per questo che la Democrazia fa paura. Perchè finora il movimento dei contrari alla base hanno potuto essere indicati come una minoranza, come coloro che fanno “casino”, ma non rappresentano il volere cittadino.
Ecco perchè rendere chiara e trasparente la posizione della città era una cosa con cui era scomodo avere a che fare.

Un intervento preventivo su un argomento in cui non era detto che la risposta fosse scontata. L’alto quorum messo dal Sindaco avrebbe potuto dare i problemi, soprattutto quando come scontro i movimenti pro-base avevano indicato la strada dell’astensione.

Fin da piccoli ci insegnano che prevenire è meglio che curare. Fai un passo indietro se sei nell’orlo, allontana la mano se c’è una fiamma.

La bocciatura del referendum segue questa linea. La prevenzione prima del baratro, della scottatura. Tenere nella non ufficialità il movimento. Ritenere, come dice Galan, che Variati rappresenta una parte minoritaria della città. Ora potranno continuare a ripeterlo, ci hanno tolto la possibilità di dire che non è vero.
 
Marco Battistello
 
 
Attenzione però!
Il Sindaco ed i comitati han proseguito la loro battaglia democratica e ieri Vicenza è stata ugualmente chiamata ad esprimersi.
Con una consultazione ovviamente non ufficiale (questo del resto era lo scopo no??) e autogestita.
Al voto - secondo l'ultimo rilevamento del pomeriggio - si erano recati, degli 84.349 aventi diritto, in oltre 17.000. Le operazioni si sono tenute in 32 gazebo nei pressi di quelli che avrebbero dovuto essere i seggi ufficiali. I cittadini hanno trovato urne e schede del tutto uguali a quelle fatte stampare, inutilmente, dal Comune. A controllare le operazioni di voto circa 500 volontari tra scrutatori e presidenti di seggio.

Alle 12 ai gazebo si erano presentati in 8.812 pari al 10,45%, saliti a 17.411 (20,64%) alle 17 con grande soddisfazione degli organizzatori. Tra i primi ad essere contenti Cinzia Bottene, consigliere comunale e leader dei "No Dal Molin", che ha detto che il voto è stata "un'ottima risposta di partecipazione e democrazia a chi voleva imporre con l'autoritarismo scelte che riguardano il futuro della comunità locale vicentina".

Per Variati, che si è presentato al gazebo di prima mattina, così come un'anziano da poco divenuto centenario, il voto è stato "uno straordinario esempio di democrazia". L'afflusso al voto, per il Sindaco, ha dimostrato la volontà di esprimersi dei vicentini sui destini della propria città. E' un messaggio, per Variati, che è andato oltre Vicenza e si è rivolto "all'intero Paese" facendo capire "quanto sia sbagliato non permettere alla gente di esprimersi su ciò che li riguarda".

"Il quesito - ha sottolineato Variati - mette al centro non problemi di natura militare o legati a patti internazionali ma il destino di un'area verde che riguarda una città". "Uno spazio di pregio ambientale - conclude - a ridosso di Vicenza che è il più grande del genere in Italia".

Alla fine son risultati 24.000 i cittadini che, ieri, hanno scelto di difendere il proprio diritto a decidere, hanno scelto di votare, per dire no ad una nuova base militare e sì alla città di Vicenza. E’ il risultato, straordinario, di una consultazione autogestita e organizzata in soli tre giorni.
 
"Vicenza - ha commentato Variati, presente ieri sera al media center allestito in Piazza del Castello - si è riappropriata della democrazia. Sono fiero di essere Sindaco di questa città".