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Meglio lasciarli dormire...

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E' un momento difficile per gli ex veltroniani. Sospinti da un desiderio di rilancio del centro-sinistra italiano attraverso la nascita del Partito Democratico, si sono trovati a vedere il proprio leader - guru abbandonare la nave e tutto il suo equipaggio.
Il vice-capitano, Dario Franceschini, ha tenuto la rotta fino alla nomina di un nuovo nome capace di dare una direzione, ma la velocità con cui si è bruciato pure lui appare talmente elevata da non riuscire a cronometrarla.

Ora la nave è in mano agli ex-oppositori. Quelli che remavano quando ne avevano voglia, quelli che sostenevano a forza che il mare, quello burrascoso e tempestoso, andasse affrontato non incentrando tutte le altre navi sulla propria scia, ma paventando un'armata (speriamo non Brancaleone...) capace insieme di sconfiggere il mare e le intemperie.

I seguaci dell'ex-capitano Veltroni si guardano da tempo oramai attoniti, incapaci di credere che i loro sforzi siano valsi soprattutto a far guadagnare punti ai detrattori.

Dove ci porterà la nuova guida? Che direzione prenderemo? Quale sarà la proposta che arriverà ai marinai in servizio? Quale la nuova rotta? Sono tutte domande che ci poniamo e ci pongono, giornalmente, tutti coloro che hanno a cuore questo Partito e l'Italia.

Vincenzo Cerami si può dire appartenente a quella truppa di veltroniani. Era il nominato Ministro Della Cultura nell'eventuale governo Veltroni. Il suo posto ora è preso da Sandro Bondi. Una delle differenze per le quali restiamo convinti della nostra scelta di campo. Cerami scrive a Pierluigi Bersani (nostro nuovo segretario amen)  dalle pagine de L'Unità una sua speranza, un suo desiderio, una NOSTRA richiesta.


Qui sotto la riportiamo, sottoscrivendola, facendola nostra, facendovela conoscere, sa già non ne siete a conoscenza:

Caro Bersani non svegliare Diliberto

Bersani, ti prego in ginocchio, Diliberto no. Sta tanto bene dove sta, lascialo nel congelatore. Non ritirare fuori i fantasmi, le mummie sovietiche. Bersani, questo è un grido di dolore vero e proprio. La più grande carità che si può fare ai morti è di non resuscitarli. La sinistra ha passato la vita a suicidarsi, ti prego interrompi questa vocazione autodistruttiva del nostro partito. Diliberto, ti rendi conto? Quello che odia Fellini e ama le barzellette di Pierino e i film carta igienica, che vuole portare la salma di Lenin a Roma, che invece di Padre Pio, sul cruscotto della macchina ha incollato l’immaginetta di Stalin.
Bersani, no. Risparmiaci questa pena. È vero che quanto non ci uccide ci rende più forti, ma non spingere oltre quel pedale, perché è dimostrato che nei casi gravi bisogna lasciar perdere l’omeopatia e ricorrere velocemente agli antibiotici. Con Diliberto abbiamo già dato tutto quello che avevamo, abbiamo svuotato il cassetto dei ricordi. Ti prego. D’altronde lo sai che Diliberto non ti serve a niente, nemmeno a smaltare di vecchie gloriose utopie la politica di oggi, che sai benissimo essere costosa, e se è costosa vuol dire che ha bisogno di soldi da trovare in giro. E tu lo sai benissimo. Diliberto ha le tasche vuote e si ubriaca in un’osteria degli anni Sessanta. Cosa ha da darti? Ma dove vivi Bersani, che ci fai con Diliberto? Guarda che il mondo è andato da un’altra parte, e non da ieri.
Diliberto no. Rischi di restare imbrigliato nelle ragnatele. Parlane con il tuo pantocratore D’Alema, ti dirà le stesse cose. Ti dirà che è passata molta acqua sotto i ponti e che Renato Zero ha già fatto il suo tempo. Figurati Diliberto.
Non oso pensare a Pecoraro Scanio. Spero che tu non sia riuscito a trovare il suo numero telefonico, che per fortuna nessuno più compone. In questo caso mi metto in ginocchio davanti a te con pietoso atteggiamento per chiederti di pensare ad altro, magari ai tortellini bolognesi. Distraiti Bersani, che il nome di Pecoraro Scanio non sfiori le tue trombe di Eustachio.
Non guardarti troppo intorno. Lo stesso Bertinotti, buttato a mare da Vespa dopo che ha fatto per anni, insieme all’inane Sansonetti, propaganda pro Berlusconi, non porta ormai granché alla tua causa. Senza kashmir Bertinotti è come Sansone senza capelli. È anche lui, come direbbe il Belli, cadavere di morto.
Bersani: dicci che sei con noi. Credici. Dicci che il passato ti fa schifo, che vuoi ben altro. Prova a farci sognare. Il Pd voleva essere questo, non certo il riciclaggio delle cose vecchie e il risveglio degli zombie come Diliberto. Bersani, io sono con te, dal fondo della periferia politica. Conta anche su chi non ti ha votato, ma non offrirci yogurt scaduti. Diliberto no, ti prego in ginocchio. Diliberto no. È come tornare all’Italia delle cambiali e delle radio con l’occhio magico.

04 novembre 2009