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Mentre Detroit dormiva - a cura di Carlo Bindoni

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Salve a tutti!
Mi chiamo Carlo Bindoni, sono italiano, laureato in diritto e ho la “suerte” di lavorare come consulente per una serie di aziende europee attive soprattuto nel settore fotovoltaico “ma anche” piú in generale nelle Energie Rinnovabili (EERR).
Vivo diviso tra Germania, Spagna e Italia (di solito in un mese tocco tutti e 3 gli stati) per lavoro ed ho quindi un punto di osservazione molto privilegiato in un settore dove l’innovazione é la chiave del successo.
A partire da oggi mi piacerebbe condividere con voi notizie, avvenimenti, curiositá inerenti il mondo delle EERR. Anche se non attraverso appuntamenti fissi, vorrei riuscire a trasmettervi il mio personale punto di vista sulle EERR. Non si tratta di vedere quale tecnologia é migliore e perché. É qualcosa di MOLTO piú importante: bisogna iniziare a pensare in maniera differente.
Per questo ho scelto di iniziare l’approccio alle EERR in una maniera un poco insolita: parlando di automobili e della crisi di questo settore industriale.


Nel giornale El País della settimana prima di Natale (14-12-2008, eccovi il link: http://www.elpais.com/articulo/semana/Mientras/Detroit/dormia/elpepueconeg/20081214elpneglse_5/Tes) é apparso un magnifico articolo di Thomas L. Friedman, opinionista del The New York Times, che, nonostante parli della crisi di Detroit, si puó perfettamente adattare a qualsiasi realtá (specie la italiana quando si parla di crisi...).
C’é una frase che descrive perfettamente cosa significhi continuare a investire nelle tradizionali tecnologie di generazione elettrica (Nucleare soprattutto):
“Si ricorderá come si ricorda l’investire mille di milioni di euro nell’industria del compact disc quando la l’iPod e iTunes stavano per fare il loro ingresso nel mercato.”

Le EERR sono un po’ come la soluzione Better Place descritta nell’articolo: si faranno, anzi giá si fanno. Se non lo fai tu lo fará qualcun altro dall’altra parte del mondo e sará lui a stabilirne il prezzo.
Buona lettura!!

 

Mentre Detroit dormiva

Quando penso al nostro tentativo di tirare fuori dai problemi Detroit non posso fare a meno di riflettere su ció che, dal mio punto di vista, é la regola aziendale piú importante nel mercato mondiale attuale, integrato e digitalizzato, nel quale la conoscenza e gli strumenti per l’innovazione sono cosí ampiamente condivisi e ripartiti. Ed é la seguente: tutto ció che si puó fare, si fará. L’unico dubbio é se uno se lo fará o se lo fará fare. Peró non pensiate in nessun momento che non si fará nulla. Se avete una idea a Detroit o in Tennessee, promettetemi che combatterete per essa, altrimenti qualcuno in Danimarca o a Tel Aviv lo fará un secondo piú tardi.
Perché faccio questi esempi? Perché qualcuno del settore automobilistico in Danimarca e Tel Aviv sta giá sviluppando una alternativa reale al modello aziendale di Detroit. Non so se questa alternativa alle macchine che usano benzina funzionerá, peró so che si puó fare, e Detroit non lo sta facendo. E, pertanto, si fará, e scommetto che alla fine sará redditizio.
E quando lo sará, il nostro aiuto di emergenza a Detroit si ricorderá come l’equivalente di buttare mille di milioni di euro di soldi pubblici nel settore della vendita per catalogo cartaceo alle soglie della nascita di eBay. Si ricorderá come si ricorda l’investire mille di milioni di euro nell’industria del compact disc quando la l’iPod e iTunes stavano per fare il loro ingresso nel mercato. Si ricorderá come si ricorda l’investire mille di milioni di euro in catene di librerie a pochi giorni dalla creazione di Amazon.com e di Kindle. Si ricorderá come si ricorda l’investire mille di milioni di euro in migliorare le macchine da scrivere con l’industria del pc e internet alle porte.

A quale modello aziendale mi sto riferendo? Alla catena di macchine elettriche di Shai Agassi, chiamata Better Place. Appena la scorsa settimana, l’azienda, con sede a Palo Alto (California) ha annunciato una alleanza con lo Stato di Hawai per provare su strada il suo piano aziendale dopo aver firmato giá accordi simili con Israele, Australia, la zona della baia di San Francisco e, sí, Danimarca.
Il sistema di ricarica dell’auto elettrica di Better Place consiste in generare elettroni a partire da una fonte di energia il piú rinnovabile possibile (eolica, solare) e, in seguito, introdurre questi elettroni puliti in una infrastruttura nazionale per la ricarica delle auto elettriche. Questa é costituita da punti di ricarica di elettricitá con uscite a forma di normali prese elettriche (le prime sono giá state rese funzionanti questa settimana in Israele), oltre a stazioni per la sostituzione delle batterie sparse in tutto il territorio nazionale in questione. Successivamente, tutto il sistema si coordina a partire da un centro di controllo del servizio, che integra ed emette le fatture.
Con il modello di Better Place, i consumatori possono comprare o affittare un’auto elettrica del produttore francese Renault o da aziende giapponesi come Nissan (General Motors disprezzó Agassi) e poi comperare a Better Place i chilometri per le sue batterie elettriche, allo stesso modo in cui ora si acquista un cellulare a Apple (ndr es.Nokia) e i minuti a AT&T (ndr: es.Vodafone). In questo modo Better Place, o qualsiasi altra azienda di automobili che si associe ad essa, si beneficia di ogni chilometro che si percorre. General Motors vende macchine. Better Place vende chilometri di mobilitá.
É previsto che le prime macchine elettriche di Renault e Nissan circolino in Danimarca e Israele nel 2011 (in soli 3 anni!!, ndr), quando tutto il sistema dovrebbe essere pronto e in funzionamento. Martedí, il ministro dell’ambiente giapponese invitó Better Place a unirsi al primo progetto per auto elettriche diretto dal governo insieme a Honda, Mitsubishi e Subaru. Better Place fu l’unica azienda straniera invitata a partecipare e a lavorare con le principali aziende automobilistiche del Giappone nella costruzione di una stazione di ricambio di batterie per auto elettriche a Yokohama, il Detroit di Giappone.

Quello che mi sembra interessante di Better Place é che sta costruendo una azienda di auto partendo dalla nuova piattoforma industriale del secolo XXI, non da quella del secolo XX, esattamente lo stesso che fece Steve Jobs per rivoluzionare il mondo dell’industria musicale. Cos’é che Apple fu in grado di comprendere per prima? Per iniziare, che la piattaforma tecnologica attuale avrebbe permesso che chiunque avesse un computer sarebbe stato in grado di registrare musica. Secondo, che Internet e i riproduttori di MP3 avrebbero fatto si che chiunque sarebbe stato in grado di trasferire musica in formato digitale ad un’altra persona. I CD e le compagnie discografiche non sarebbero piú state necessarie. Apple non fece niente di piú che prendere queste innovazioni e riunirle in un sistema unico di creazione, acquisto e riproduzione di musica che alteró completamente l’industria della musica.
Ció che dice Agassi, il fondatore di Better Place, é che esiste una nuova forma di generare mobilitá, non solo musica, utiliazzando la stessa piattoforma. L’unica cosa che serve é il tipo appropriato di batteria d’auto – l’iPod di questa storia - e il tipo corretto di rete nazionale di ricarica – il negozio iTunes - per far si che il modello aziendale funzioni per le auto elettriche a 3 centesimi al chilometro (ndr: 3€/100 km!!!). Lo statunitense medio sta pagando oggigiorno circa 6 centesimi per chilometro percorso, che tra le altre cose contribuisce all’accrescimento del riscaldamento globale e consolida il potere dei petrodittatori.    
Non si aspettino che una innovazione venga fuori da Detroit. Si ricordino che, nel 1908, il consumo del modello T di Ford (10,5 km/litro) era migliore di quello di molti altri modelli di Ford, General Motors e Chrysler fabbricati nel 2008. Peró non si sorprendano che provenga da un luogo diverso. Si puó fare. Si fará.

Se gettiamo al vento la possibilitá di vincere la gara dell’Auto 2.0 perché continuamo ad impegnarci assurdamente a cercare di salvare la nostra Auto 1.0, non si potrá incolpare nessuno altro che non siano i nuovi azionisti di Detroit: noi stessi, i contribuenti.

 

 

Fonte: El País. [Articolo di Thomas L. Friedman, opinionista del giornale The New York Times, apparso tradotto da News Clips sul giornale El País a metá dicembre 2008. Traduzione dallo spagnolo Carlo Bindoni, 20-12-2008