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Parlare alla gente! parlare a loro, di loro

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Pubblichiamo dei frammenti dell'intervista apparsa ieri su La Repubblica a Marta Meo, veneziana, architetto, due figlie, responsabile del Pd veneto per la questione settentrionale.

Avvertenza ai lettori:
quanto troverete non si confà a chi in questi anni e soprattutto in questi mesi si è arroccato in posizioni di moderatismo e pacato immobilismo; la lettura di quanto segue a taluni provocherà irritazione. Noi ci auguriamo che serva di stimolo per una scossa o per un abbandono della scena di primo piano. I tempi cambiano, le facce quasi mai.

 

Che cosa non le piace del nuovo governo ombra di Franceschini?
"E' una media ragionata fra il governo ombra precedente e l'ultimo governo Prodi, che non sono stati esattamente due successi".

In compenso la segreteria è innovativa, le pare?
"Appunto. Perché tenere al solito i piedi in due scarpe? Tanto valeva rinnovare anche il governo ombra. Guardi, non è soltanto una questione di immagine o di nomi, spesso di qualità".

A lei non piaceva neppure il governo ombra precedente. Criticò l'assenza del suo concittadino Andrea Martella, ministro ombra delle infrastrutture, all'inaugurazione del passante di Mestre.
"Un bell'autogol, davvero. Ma come, il centrosinistra è sempre stato favorevole al passante, ma il giorno dell'inaugurazione Martella non va perché, dice, è un'opera di regime. Ma i veneti lo volevano, risparmiano tempo e danaro. Sa qual è il vero problema del centrosinistra, al di là della storia vecchi e giovani?".

Che non si sforzano di pensare come i cittadini?
"Sì. E impartiscono lezioni su problemi che non conoscono. Uno che non ha lavorato un giorno nella vita non può venire a spiegare che il passante è un'opera di regime".

Lei invece appartiene al popolo delle partite Iva. Come va con la crisi?
"Molto male, nel Nord Est la crisi è pesantissima, ma non se ne parla. Si discute soltanto di aiutare le banche, le grandi imprese. Qui la gente soffre in silenzio, cerca di salvare le aziende a tutti i costi. Il governo non ci ha capito nulla. Ha detassato gli straordinari che di questi tempi non si fanno più. Ci sarebbe tanto lavoro politico da fare con i piccoli imprenditori".  

Il Pd di Veltroni era partito dal Lingotto con una grande attenzione per i problemi del Nord. Che cosa è successo dopo?

"Che sono arrivati i nomi delle liste e qui a tutti sono cascate le braccia. Ma è vero che Veltroni era stato il primo dirigente del centrosinistra, da molto tempo, a dire cose giuste e non convenzionali sulla questione settentrionale, ovvero sulla modernità. Da qui bisogna ripartire e mi pare che Franceschini ci stia provando".

La presunzione mista a vago disprezzo con cui i leader del centrosinistra trattano le popolazioni del Nord Est insomma non aiuta a raccogliere consensi.
"Andiamo sul pratico. Voglio proprio vedere stavolta chi candidano alle europee. Perché qui l'Europa è presa molto sul serio, altro che provinciali. Le imprese vivono di esportazioni, tutti hanno rapporti con l'estero, non c'è artigiano che non conosca le leggi comunitarie. La Lega, non per caso, ha impostato tutta la campagna europea sulle macroregioni. Il centrosinistra invece di solito usa le europee come cimitero degli elefanti".

Non c'è il rischio che le critiche del Pd del Nord siano interpretate come un invito a inseguire la destra sul terreno della demagogia, per poi finire a organizzare ronde di sinistra o democratiche cacce al lavavetri? Col risultato di perdere quei pochi voti di sinistra e non prenderne mezzo dall'altra parte.
"E' tutto il contrario. Noi dovremmo essere molto aperti sulla questione del lavoro, sganciarci dalla gabbia del sindacato e della difesa dei garantiti. Ma poi andare all'attacco sulla laicità e sui diritti di cittadinanza, per italiani e stranieri. Chiedere con forza il diritto di voto per i migranti. Per fare tutto questo ci vuole coraggio. Ma col moderatismo siamo arrivati al 22 per cento. Che cosa abbiamo da perdere?".

(Marta e Pippo Civati)

 

L'intervento di Marta è stato molto apprezzato dal popolo dei blog, da Pippo Civati, Luca Sofri & co.
Magari qualcuno a Roma sarà a dire che questo non è il popolo reale.. che è solo virtuale.
Noi vi invitiamo a visitare i loro siti, i loro blog. Date una letta ai commenti di chi li legge, guardate se là dentro abita solo gente virtuale o sta crescendo il vero PD.
  Ah, diamo a Cesare quel che è di Cesare:
"Diventa interessante a questo punto segnalare che quando due anni fa cominciammo a chiedere attraverso una modesta proposta che si facesse il PD con una generazione nuova, in una lista di nomi a titolo di esempio c’erano già molti di quelli di cui si parla adesso - Pippo Civati, Marta Meo, Matteo Renzi -, a ulteriore conferma che la domanda “dove sarebbero questi giovani?” è sempre stata strumentale e poco informata."  (Luca Sofri)


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