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Piccoli Democratici crescono - di Andrea Zorzan

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Nel 2004 abbiamo affrontato una tornata elettorale Europea con un clima diverso; il vento del consenso era nelle nostre vele e gli allora “Uniti nell'Ulivo” raggiungevano percentuali elevate.

Eravamo gli “Uniti nell'Ulivo”, ci chiamavano “piccolo ulivo” in realtà eravamo agli esordi dei primi tentativi di liste unitarie tra quei famosi (ed ingombranti) ex.

La parola Uniti si è però sciolta poco dopo, ed esattamente nel momento dell'accreditamento al Parlamento Europeo dei nuovi eurodeputati italiani.

La nostra delegazione infatti alla Domanda: “Gruppo d'appartenenza?” ha risposto in modo diverso; alcuni eletti scandirono l'acronimo PSE altri ALDE (che figuraccia)!

Scandalo, fiumi d'inchiostro sui quotidiani italiani, serate televisive ecc...

E poi?

Nulla! Come al solito sulla vicenda si spensero i riflettori; ci si annoia facilmente nel nostro Paese!

Si è tornati a parlare della questione “collocazione europea” durante i congressi di scioglimento dei fondatori del PD.

Si gridava e si alzavano barriere: “mai fuori dal PSE, si gridava da sinistra; mai con il PSE, si sentiva dal centro”!

A nostro avviso, la questione è sempre stata mal posta.
Non si poteva discutere su quale gruppo posizionare i nostri eletti, perchè nessuno avrebbe mai accettato l'altro, questo era scontato!


La vera discussione è sempre stata più alta, più politica
: come allargare e inserire nuove esperienze e nuove culture all'interno di uno schema, quello del campo riformatore europeo, che ormai (viste le percentuali) non sembra più attuale nella vecchia Europa.

Non era certo semplice, ma questa è vera politica, di cui l'Italia e il PD (soprattutto alcuni esponenti come ad esempio Piero Fassino) sono stati protagonisti, prima con il risultato politico di inserire nello statuto del PSE, durante i lavori del congresso del Partito Socialista Europeo la parola Democratico, e oggi con la nascita di un nuovo gruppo che supera quello del PSE diventando 'Gruppo dell'Alleanza dei socialisti e democratici al Parlamento Europeo'.


Dall'Italia è giunto un segnale che ha influenzato le decisioni europee.
Di questo siamo orgogliosi, significa che questo PD può essere realmente capace di tracciare un percorso, un'idea che viene accolta dai partiti europei del nostro campo.

La decisione non è stata semplice, ma sicuramente è quella più corretta: non possiamo immaginare la forza del PD estranea al campo riformatore europeo, se si vuol contare in Europa l'unica cosa che non serve è il ragionamento “provincialotto” del distinguo e della particolarità.

Bene ha fatto la dirigenza nazionale a prendere questa strada; avanti con coraggio dunque! senza paure ma con la consapevolezza che con il PD forse abbiamo lanciato una proposta politica su cui i Riformismi europei devono ragionare.

Allarghiamo il campo, senza perdere o disperdere valori che sono nostri, ma con la consapevolezza che se forti e radicati possiamo affrontare quel sentimento di Destra che soffia nella vecchia Europa.
Avanti tutta e con determinazione, a costo di scontare dissensi e contrarietà (vedi Rutelli) che per troppe paure e conservatorismi bloccano il processo irreversibile del consolidamento del PD.

 

Auguriamo in fine un buon lavoro ai nostri deputati europei nel neonato gruppo dell'Alleanza dei socialisti e dei Democratici Europei; sapranno sicuramente distinguersi e rappresentarci al meglio.

 

Andrea Zorzan