Reportage da Firenze: La festa democratica 4, l'ora di Walter
Inserito da roberto il Dom, 14/09/2008 - 22:57
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![]() Il pomeriggio del sabato, penultimo giorno della festa è dedicato all'intervento del leader Walter Veltroni, scelta discutibile infatti è un peccato davvero essere costretti a perdere l'iniziativa gestita dai Govani Democratici con Fuasto Raciti. Scendendo dal bus, dietro La Fortezza da Basso, capisco subito che oggi sarà una giornata diversa: una decina di pullman è parcheggiata e sulla strada sono schierati molti vigili urbani in previsione dell'ingorgo. Entrando nel tendone mi trovo accanto ad un paio di poliziotti preoccupati perché il tendone è già pieno di gente: sono le tre e mezza e Veltroni parlerà alle sei. Trovo miracolosamente posto in 5° fila, davanti a me la delegazione napoletana è elettrizzata, di fianco un gruppo di signore fiorentine in trepidante attesa: tutti si aspettano qualcosa. Chiaccherando in platea, raccolgo molta compassione per la mia provenienza veneta e tante ingiurie per Parisi, che ha criticato il leader ieri, tutto è intercalato da un buon numero di "speriamo". All'arrivo di Rosy Bindi l'applauso è lungo, lei ringrazia e si accomoda nel posto riservato. Alle sei il tendone è una bolgia: non c'è spazio per passare in alcun corridoio,un vociare continuo e la piazzetta davanti al maxischermo e affollatissima. Il clima di ascolto e curiosità si è dissolto, ora sembra molto più un concerto che un comizio. ![]() il cortile esterno affollato la prima fila Arrivano le sei, tutti si alzano in piedi, qualcuno sopra le sedie fa incavolare chi da dietro non vede nulla, sembrano un branco di grupies indiavolate. All'ingresso sul palco l'applauso è di 2 minuti e 40 secondi filati. Mentana fatica non poco a far sedere gli spettatori. Sale sul palco un Veltroni stranito e sorpreso, senza giacca né cravatta, direttamente in camicia, pezzata ancora prima di cominciare. Il tono è stranamente nuovo ed estremamente teso, tipo "o la va o la spacca, io ci provo e vi dico quello che penso e so". L'intervista parte dalle elezioni. La sconfitta parte da lontano, dal post-elezioni del 2006 ed era tutto sommato scontato, ma il risultato vero è aver coinvolto migliaia di persone nella campagna elettorale. Mette subito a posto Parisi che non ha attaccato lui, ma "offeso tutti coloro che partecipano e votano il PD", gli dedica qualche minuto, sia chiaro che non sfugge ai problemi, ma certe situazioni vanno stroncate. Il partito e i suoi dirigenti non possono più stare chiusi nei palazzi, ma devono stare nel territorio, stare dove sta la gente. Dopo la campagna elettorale è iniziato il solito tran tran, ma questa sera il tran tran deve finire. ![]() E' scatenato e strappa subito per evitare la risurrezione del vecchio modo di fare politica. Ok le diverse opinioni, le correnti, il pluralismo, ma bisogna anche fare sintesi. "Tutte le grandi svolte hanno bisogno di tempo, non c'è cosa più sbagliata di cominciare a correre gli 800 metri con il fiato dei 100" In platea Follini e Chiti sono perplessi, ma nelle file dietro è già cominciata la riscoperta della speranza. Risponde alla domanda lasciatagli da D'Alema: perché Di Pietro? "Di Pietro ha sottoscritto il nostro programma e l'impegno di fare gruppo unico, salvo poi ottenere i due seggi in più per fare gruppo a se e stralciare il patto" Walter comincia a prendere fiducia e rilancia la proposta di dare diritto di voto amministrativo agli immigrati, contrastata da Di Pietro, che, nel commentare la proposta del reato d'immigrazione aveva detto:"sono d'accordo, non possiamo diventare il vespasiano d'europa". Ribadisce le proposte del PD sulla giustizia e Di Pietro è al suo posto. Parlando di giustizia passa alle cose serie: Berlusconi, e ne sottolinea il nome, che cambia le leggi man mano che i reati lo riguardo. ![]() Poco dopo comincia a scavare nel profondo parlando di Altiero Spinelli che, in esiio in piena guerra mondiale immaginava l'Europa unita:"la politica non è piegarsi a quello che succede, ma immaginare cose che non ci sono e lavorare per realizzarle(...), guardate Barrack Obama, che da vita ai sogni di Martin Luther King(...), non dobbiamo lasciarci andare al populismo, la gente ha bisogno di qualcuno che lavori per realizzare i suoi sogni, qual qualcuno è il partito democratico" E' un'ovazione inattesa, che cresce e non accenna mai a diminuire. Veltroni si guarda attorno stupito ancorpiù che preoccupato: ha perso il controllo, si è lasciato andare oltre il limite, frantumando quelle regole dei comizi sulle modulazioni della voce che danno la capacità di chiamare e gestire il pubblico. Attacca a testa bassa, gli schemi saltano uno alla volta: parla dei rapporti tra rifondazione e le farc, chiama D'Alema "Massimo" e toglie dal tavolo la questione delle alleanze "dobbiamo pensare a noi stessi", "il progetto di costruzione del PD ha un orizzonte temporale ampio, volto alle prossime politiche" e cita Guicciardini dei gd "noi non siamo un partito di ex e di post". Non è mai stato così poco delicato. Accoglie l'assist di Mentana e tira un'altra scudisciata a Parisi, "Non siamo un partito contro Berlusconi, ma neanche con dirigenti pro Berlusconi". Attacca il governo che non si cura della mancata crescita italiana e che taglia su scuola, attacca sul personale la Gelmini e sicurezza, "perché non ridurre i presidi alle case dei politici?" e chiama in causa uno alla volta i deputati in sala. E' lanciato a tal punto che Mentana ironizza "Di solito è qualcun altro che prende la parola e non la cede mai", e via senza prendere fiato su Alitalia-airfrance, che comprerà alitalia senza debiti tra qualche anno, in realtà la trattativa era quasi conclusa ai tempi del governo Prodi, ma saltò sotto la spinta di Berlusconi. Snocciola poi le proposte del PD in difesa degli acquisti. Siamo a metà, la situazione è più tranquilla e rimpiange di non aver fatto il PD nel 1996 e rivendica l'idea del partito unico espressa all'epoca. Il tema ambientale è la priorità assoluta: uragani, ghiacciai artici che si sciolgono, desertificazione che aumenta portano prezzi sociali paurosi. Grandi applausi per giovanotti, salutato nel parlare del tema. "Il PD sarà il maggior partito ecologista del paese ,la destra non ha coraggio, se la fa sotto, cerca di bloccare tutti i lavori pubblici volti a ridurre il traffico nelle città." E' ripartito alla grande, ed il tema ambientale ha avuto molto più riscontro di quanto atteso, sta per riperdere il controllo e la camicia chiede davvero pietà, la faccia si rilassa durante l'applauso, sembra davvero avercela fatta. La sala è in suo pugno. Mentana scherza sulla lunghezza dell'applauso "se fossi stato in tv avrei fatto a tempo a mandare la pubblicità". Attacca forte sulla lotta all'evasione fiscale che definisce "il principale strumento di equità sociale", necessaria per la riduzione delle tasse. "Deve tornare l'indignazione in questo paese, non si può dire che si ridurranno le tasse per poi posticipare la riduzione di 5 anni." Poi si lancia in uno dei più bei discorsi sull'integrazione degli ultimi tempi: "Un lavoratore immigrato deve sentirsi a casa sua quando viene in Italia a lavorare." Cita un libro di Gian Antonio Stella che fa dire a Max Frish che aspettava i migranti italiani "aspettavamo braccia e sono arrivati uomini" e incalza " non dobbiamo fare agli altri quello che non avremmo voluto fosse fatto a noi.(...) Non basta il pugno di ferro,serve anche la stretta di mano a uno che scappa dalla fame e dalla guerra e che è mio fratello! mio fratello!! e non lo metto alla porta mio fratello!!!" Ha sbaragliato, l'ovazione parte piano, non c'è ancora stato tempo di assimilare, ma pian piano l'onda della commozione pervade le file e ci si alza in piedi, il maxischermo mostra una faccia che comincia a cambiare, le energie sono agli sgoccioli e la faccia è dura, traspare un "che abbia esagerato?", si è veramente spaventato, la forza dell'oratoria è nuova, non è solo politica, ha toccato corde profonde, i brividi si arrampicano di schiena in schiena e le signore alla mia destra lasciano scorrere qualche lacrima sul sorriso. Coinvolge direttamente la gente:"Il giornale titola: il PD alza bandiera bianca, lo venissero a vedere se alzate bandiera bianca" Qualcuno dal fondo "via le cravatte", risponde Mentana "qui non ce n'è traccia" che poi tira l'ultima volata " che ruolo avranno tutti questi leader che il PD di fatto ha?" Tutto sommato non interessa a nessuno, il leader punta sul fare gioco di squadra, quello è il punto, poi chiude a tutta "Noi dobbiamo far crescere una nuova generazione di dirigenti che lavorino e non si comportino come chi li ha preceduti" Passeranno lunghi minuti prima che riesca a scappare alle decine di mani da stringere. Usciamo tutti con il petto gonfio di emozioni, ma tutti con una nuova consapevolezza ed il vecchio ritornello "Si può fare" Forza della parola, forza delle idee. |






