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Riforme? dialogo? iniziamo dalla cittadinanza e vediamo se è solo un bluff

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«Misuriamo da qui, da questo provvedimento, se c’è davvero la volontà di cercare un’intesa sulle riforme», incalza Dario Franceschini dal suo scranno di Montecitorio.

«Cominciamo da questa riforma istituzionale a misurare la distanza tra le parole, anche di tanti leader della destra, e i fatti», ha detto, in un lungo intervento in cui ha ricordato i 27 milioni di emigrati italiani.

«Ora l’Italia è già cambiata, basta chiederlo alle ostetriche degli ospedali, e non aspetta il legislatore. Lo sanno anche gli imprenditori del Nord che trovano negli immigrati una risorsa preziosa».


L’aula non è certo piena, molti deputati sono già partiti per le vacanze natalizie. Ma la discussione della legge sulla cittadinanza infiamma gli animi. Il capogruppo Pd sfida le due destre, quella vicina a Fini che ha firmato una proposta di legge insieme al Pd per abbassare a 5 anni (invece di 10) il tempo di residenza per poter chiedere la cittadinanza, ed estenderla ai bambini nati in Italia da genitori in regola (il cosiddetto “ius soli”), e quella berlusconiana, che ha votato in commissione un testo base se possibile più restrittivo delle norme attualmente in vigore, come ha denunciato la comunità di Sant’Egidio.
La relatrice Isabella Bertolini, uno dei falchi del Pdl, è nettissima: «La cittadinanza non è un mezzo per una migliore integrazione».
Le risponde dal Pd Gianclaudio Bressa: «Il vostro obiettivo non è regolare un fenomeno, ma annullarlo, piegando la realtà alla vostra propaganda».

Il finiano Italo Bocchino apre al Pd
: «I bambini che nascono in Italia, o i figli di stranieri che arrivano prima dei 2 anni di età, potrebbero diventare italiani dopo le elementari. Innalzare dighe non basta a risolvere il problema». Poi ha proposto di rinviare il voto a «dopo le regionali, quando sarà più facile trovare convergenze».
Un’idea che non è piaciuta a Franceschini
: «Che c’entrano le elezioni? Se una norma è giusta che cosa cambia affrontarla ora o dopo? Che rispetto c’è per gli elettori?».
Ma anche Fabio Granata, il più finiano dei finiani, si è detto d’accordo con il rinvio: «Il Parlamento, se superiamo il clima elettorale e andiamo oltre le regionali, può varare una norma innovativa». In realtà la conferenza dei capigruppo ha previsto il voto alla fine di gennaio, e la frenata dei finiani non è affatto piaciuta al capogruppo Pd.

Dalla Lega è arrivato un secco no
: «Il tema della cittadinanza non è nel programma di governo con cui abbiamo vinto le elezioni, abbiamo detto alla gente che non si possono accogliere tutti», ha tagliato corto il leghista Cota, fresco di candidatura alla guida del Piemonte.
Duro anche Cicchitto
: «Non è una priorità, è un grave errore pensare di risolvere il problema dell’integrazione con la facile concessione della cittadinanza». E poi «portare questa proposta in aula ora è stata una forzatura», ha detto, in polemica con Fini che ha accolto la richiesta del Pd di calendarizzare subito la cittadinanza. Più “accogliente” il ministro La Russa: «Giusto dare la cittadinanza ai bambini dopo le elementari».

Netta la disponibilità di Di Pietro: «L’immigrazione è un vantaggio per il nostro Paese».
Mentre Casini è più tiepido: «Il tema è spinoso, ma non metteremo i bastoni tra le ruote».


articolo di Andrea Carugati
23 dicembre 2009
da www.unita.it