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Scuola: "Tremonti e Gelmini tagliano, la qualità è a forte rischio"

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E' fortemente preoccupato Fabio Siviero, membro dell’Esecutivo provinciale del PD di Vicenza, per i tagli indiscriminati al personale che si profilano nel prossimo triennio nel settore dell'educazione. L'azione del Governo Berlusconi, secondo la Cisl, si dovrebbe quantificare per il Veneto in 4900 docenti in meno (e 3200 ausiliari).
 
 
Ecco le parole che Siviero ha rilasciato al Giornale di Vicenza:
"La scure del Governo, per mano del Ministro Tremonti, complice il Ministro dell’Istruzione Pubblica Gelmini, si abbatte anche sulla scuola.
E’ vero che la grave situazione del Debito pubblico italiano  e la congiuntura internazionale spingono affinché si ponga mano alla riorganizzazione della scuola, ma la tendenza che emerge dal Decreto 112 collegato alla Finanziaria risponde unicamente alla necessità di “tagliare” senza discriminazioni.
Già il Ministro Fioroni aveva ridotto l’organico di 43.000 tra docenti e personale ATA, calcolando per l’a.s. 08/09 10.000 insegnanti in meno. Tuttavia, scorporata per Regioni e Province, la diminuzione era stata distribuita a seconda della necessità, tanto che se molte Regioni del Sud avrebbero perso docenti, alcune del Nord, come il Veneto, ne avrebbero guadagnato.
Tremonti per risparmiare 7.832 milioni di euro ha deciso di ridurre di altre 100.000 unità in tre anni il personale della scuola (il 20%), causando, secondo Tina Cupani, Segretaria Cisl Vicenza, un decremento di 4900 docenti e 3200 ausiliari nel Veneto.
 
L’impressione è che anche la scuola, sia pur nella sua complessità e problematicità, sia finita nell’ottica degli “statali = fannulloni” e che toglierle risorse sia un obbligo a prescindere. Nessuno discute della necessità di razionalizzare le risorse, ma si contesta il fatto che l’unico criterio sia quello ragionieristico e, mi auguro di no, pregiudiziale. La conseguenza immediata ricade sui soliti precari: non giovani che per un paio d’anni hanno provato a lavorare nella scuola e che il Ministro Gelmini vorrebbe dirottare nel Turismo, ma spesso quarantenni che hanno dedicato anni alla scuola pubblica in attesa di un ruolo che non arriva e che ora, a causa di sprechi da addebitare non solo alla scuola, vengono penalizzati.
Se la promessa del Governo Prodi di risolvere nel giro di qualche anno il problema del precariato avrebbe pesato sul bilancio, rispondendo però ad un criterio di qualità del servizio offerto e di giustizia sociale, ora il rischio è quello di mettere sulla strada migliaia di docenti e personale ATA, non garantendo la continuità didattica e la qualità del servizio educativo che un Consiglio di classe stabile dà. Qualità dell’istruzione che ovviamente non può essere garantita oggi, ancor più se il Governo si ostina a voler recuperare punti percentuali nel rapporto docente/alunni, senza distinguere la presenza degli insegnanti di sostegno (erroneamente considerati nel computo percentuale) e senza contare le differenze territoriali. Tutto ciò finirà per pesare sulle famiglie che si vedranno affiancate da una scuola preoccupata solo di istruire (e non più di educare), di raggiungere standard meramente quantitativi, di pareggiare i conti.
 
Quanto alla destinazione del risparmio, è necessario e doveroso riservarlo alla formazione e alla differenziazione meritocratica dei docenti, ma questo non può non andare di pari passo con una maggiore autonomia dei Dirigenti scolastici. La stessa autonomia si dovrà attuare anche nel caso in cui il Ministro dovesse reintrodurre i concorsi per l’immissione in  ruolo: mai più megaconcorsi nazionali, ma concorsi regionali, tarati sulle esigenze locali. Quanto alla SISS, non è vero come dice il Ministro Gelmini, che essa ha contribuito a ingolfare di precari la scuola. Il sovra numero di laureati in materie legate all’insegnamento, infatti, non è un problema di oggi, ma si trascina da anni e comunque ogni Ciclo SISS ha sempre avuto il numero chiuso proporzionato al fabbisogno regionale. Piuttosto, nell’avventato intento di chiudere queste scuole di specializzazione che, tutto sommato, hanno garantito una formazione pedagogica e una diffusione di modelli didattico/educativi altrimenti sconosciuti ai più, non ci si pone minimamente il problema di come sostituire queste forme di preparazione alla docenza con modalità altrettanto capaci di rinnovare e rimotivare il corpo docente.
Le difficoltà della scuola non sono un’invenzione del Governo, ma prevale la volontà di affrontarle secondo uno spirito di parte, quando invece di fronte a emergenze fondamentali per il Paese tutte le forze politiche dovrebbero fare gioco di squadra, unendo le diverse sensibilità, fuori da rispettivi pregiudizi politici o culturali, avendo in mente solo il bene degli alunni e delle famiglie che nella scuola riversano ancora grandi aspettative.

Fabio Siviero
Membro dell’Esecutivo provinciale del Partito Democratico di Vicenza"
 
 
 
 
 
 
Sulla politica scolastica e sulle azioni governative in merito, iodemocratico aveva già pubblicato due articoli (per leggerli basta un click):