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Una sorpresa su tre... è già uno di noi

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La fine della crisi, la ripresa, un mercato del lavoro più aperto, la fiducia: non c'è dubbio che il Governo ce la mette tutta per imbottirci di balle, i numeri sono spesso mistificati e sempre interpretati in maniera a dir poco faziosa dalla classe dirigente e dai media.

Alle volte, tuttavia, i numeri sono troppo palesi per essere fraitesi e l'unica lettura possibile è un requiem tricolore.

La disoccupazione giovanile (chi cerca lavoro tra 15 e 24 anni) a Maggio sale al 29,2%, quasi un giovane su 3 cerca lavoro.

La notizia era nell'aria da mesi, ma il dato ufficiale certifica una situazione disperata nel belpaese. Cifre note a tutti certo, ma la lettura che ne fa la direzione dell'istat, è stata accuratamente glissata dai media più importanti:
 
In un'intervista a radio2, un funzionario della direzione spiega:
   "In Italia gli effetti della crisi sull'occupazione sono stati attutiti dalla situazione del lavoro precario, infatti il calo del numero dei posti di lavoro non ha comportato licenziamenti a pioggia, ma è stato in larga parte assorbito semplicemente non rinnovando i contratti a termine alla scadenza"
fin qui tutto noto, ma il resto....

   "Questo tipo di contratti è tipico dei giovani, e questo ha permesso all'Italia di rimanere a galla nella crisi: i giovani vivendo in una situazione di lavoro precario, non hanno avuto negli scorsi anni la possibilità di creare un proprio nucleo famigliare ed uscire di casa, il noto fenomeno detto dei bamboccioni, quindi il venir meno dei loro stipendi non è stato così grave come se a venir meno fossero stati gli stipendi dei loro genitori, ecco perché la situazione sociale non è ancora in uno stato di disagio esasperato".

Se questa lettura fosse fatta in chiave politica da esponenti dell'opposizione non ci sarebbe nulla di strano, ma la sua natura tecnica lascia aperto il baratro delle riflessioni.